Mother Board – Cervelli in fuga. Seconda parte

Italian government boasts of low wages in campaign for foreign investment

Un elemento che, almeno nel mio caso, ha giocato un ruolo chiave nella scelta di partire è stato quello di poter realizzare il mio sogno. Sono fortunato perché ho il supporto pieno da parte della mia famiglia, che negli ultimi anni ha sempre accompagnato la mia passione, un elemento da non sottovalutare soprattutto quando si parte per un Paese molto diverso, e non solo lontano geograficamente, dall’Italia. Ma perché proprio il gigante asiatico? Da oltre dieci anni mi occupo di Cina, studiando la lingua, la cultura e la politica di questo grande, immenso Paese. La partenza è stata anche una mossa per cercare un vantaggio in un settore, quello dell’insegnamento e della consulenza, che ormai appare saturo in Italia. Ed è poi la destinazione principe, la realizzazione di un percorso partito sui banchi dell’Università Cattolica, quasi per caso, senza avere in mente coordinate precise, senza mai aver visto in prima persona la vera Cina.

A Chongqing frequento un corso di Dottorato in Business Administration, e il tema della mia ricerca è quello del Tourism management, settore che vede Italia e Cina spiccare a livello globale. In Cina ho l’opportunità di assistere in prima persona ai grandi cambiamenti in atto nella sua parte Occidentale: terra di riforme che piombano dall’alto, costruzioni mastodontiche, investimenti e nuove infrastrutture. Se a Milano la qualità della vita, il calore della propria terra, la presenza della famiglia a pochi chilometri, sono sicuramente motivi per restare, per avere certezze economiche, una stabilità che mi permetta di costruire una famiglia un giorno, avrei bisogno tuttavia di molto tempo. In Cina dispongo di una borsa di studio offerta dall’Università, il costo della vita è molto più basso rispetto a Milano, e posso permettermi anche di viaggiare. Un compromesso che ho scelto e di cui, per ora, non mi pento. I membri della “terza ondata” compiono scelte non facili, prese con preoccupazione e tensione. Nel caso specifico, dico sempre ai miei amici che con la Cina, se la si vuole capire, o almeno credere di capirla, bisogna compiere scelte radicali. E così ho fatto.

Attenzione: far parte della terza ondata non è facile, nè per tutti. Soprattutto in Cina, si rischia di perdere tempo, energie, di vedere il proprio entusiasmo evaporare nel giro di poche settimane. La barriera linguistica, specialmente a Chongqing, è molto importante. Dire che tutto si risolve intorno all’intonazione di una sillaba può essere esagerato ma non così distante dalla realtà. Il rischio poi è quello di vivere in una grande bolla, luccicante in apparenza infrangibile. Se si dovesse rompere, tornare alla “vita vera” potrebbe essere doppiamente scioccante.