Power Shift – La chiamano “Trade war”

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TRADE WAR– La chiamano “trade war”, guerra economica, e dopo tre round di negoziati senza risultati sembra che venerdì sia iniziata per davvero. Le due principali potenze economiche mondiali, Stati Uniti e Cina, si stanno confrontando su un terreno scivoloso, che probabilmente non porterà gli americani ai risultati sperati e che creerà attriti tra le parti. La causa scatenante della guerra commerciale, come sostenuto da Trump, è il profondo deficit commerciale statunitense con la Cina, che è di 375 miliardi di dollari, ma le ragioni sembrano essere altre. La crescita imperiosa cinese degli ultimi anni, l’attivismo geopolitico e geoeconomico messo in campo con l’arrivo di Xi Jinping, la crisi economica globale e occidentale, nonché la paura di perdere il controllo del processo di globalizzazione e di essere scavalcati nei settori dell’innovazione tecnologica, hanno offerto a Trump la scusa di un nuovo nemico, da combattere alla ricerca insperata di un “fair trade”.  “Gli americani non sono gli europei”, sembra voler dire Trump, “noi le decisioni le prendiamo e non potete scherzare con noi”. I cinesi invece oggi hanno parlato di “più grande guerra economica della storia” in risposta alla decisione del Presidente americano. Un confronto senza esclusione di colpi che potrebbe avere conseguenze inaspettate.

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I DAZI– I dazi colpiscono 34 miliardi di importazioni cinesi negli Stati Uniti, su un totale di 818 prodotti, e rappresentano la conclusione di mesi di tensioni tra USA e Repubblica Popolare. Ad aprile il Governo americano ha proposto una lista di 1333 prodotti a cui imporre dazi, mentre lo scorso 15 giugno è stata pubblicata una lista cambiata ed aggiornata. La seconda lista, che è ancora sotto revisione, riguarderebbe in particolare i prodotti che fanno parte del grande piano “Made in China 2025”. La risposta di Pechino è stata immediata: circa 34 miliardi di importazioni sono state tassati, molti dei quali appartenenti al settore dell’agricoltura. Nelle prossime settimane le cifre saliranno a 50 miliardi sia per la Cina che per gli USA, mentre Trump ha minacciato di alzare l’asticella dello scontro, portando a 450 miliardi il numero totale di importazioni colpite.

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LE MOSSE FUTURE– Secondo Ganan Almond di The Diplomat, Donald Trump ha fatto proprio un metodo di negoziazione basato sulle frizioni, sfidando lo status quo e cercando di trarre benefici dalla confusione generata dal cambiamento improvviso di strategia. Se la Casa Bianca sembra essere innamorata del conflitto, le mosse di Trump potrebbero non avere gli effetti desiderati. Il tempo infatti è dalla parte di Pechino. Se la guerra commerciale continuasse e si estendesse per un lungo periodo, che ruolo potrebbe giocare a livello politico nelle elezioni di mid-term statunitensi e in prospettiva ancora più ampia, nel tentativo di Trump di essere rieletto nel 2020? Allo stesso tempo, i giochi sono ancora agli inizi: Pechino punta a diventare una superpotenza in ambito tecnologico, mentre Washington di limitare i danni, mentre non va dimenticato il ruolo di Xi Jinping nel recente accordo sul nucleare nordcoreano

Stefano Devecchi Bellini e Marco Bonaglia per Vivere Liquido