Mother Board- Ricetta Milano, la giusta strada in un mondo cambiato

Credits Comune di Milano

ORGOGLIO MILANO– Lasciatemelo scrivere: orgoglioso della mia Milano. Della città dove vivo da quattro anni. Di una città non facile, complessa, articolata e composta da tante Milano, ma che è capace di aprirsi al diverso, di innovare, e di lavorare alla costruzione collettiva di una comunità. L’evento che si è tenuto in Parco Sempione, chiamato “Ricetta Milano”, ha creato un gigantesco momento di convivialità e partecipazione di stranieri e italiani, immigrati, cittadini che hanno scelto la città meneghina per il proprio futuro.Quella di sabato 23 giugno è stata una giornata felice, storica, di tanti colori, profumi, culture, lingue. In poche ore ha rappresentato in modo gioioso la ricchezza della città. Probabilmente rappresenta l’approccio giusto per rispondere alla crisi migratoria che si vive in Europa ormai dal alcuni anni, e a cui la politica, sia a livello comunitario che italiano non è riuscita a fornire soluzioni. Una crisi che ha dominato, assieme a quella ancora più devastante, specialmente per noi giovani, della mancanza di lavoro, la campagna elettorale delle ultime elezioni, che hanno portato alla vittoria convincente di due forze diverse ma compatibili. Più integrazione quindi, con la speranza di avere meno problemi.

LASCIAMO STARE LA POLITICA. LE PERSONE AL CENTRO– Anche se si può intendere l’evento come sfida politica lanciata dal Sindaco Beppe Sala a Matteo Salvini e al Governo giallo verde, mi voglio soffermare invece sui veri protagonisti della giornata: le persone. Milanesi che hanno provato interesse verso il progetto e si sono sentiti coinvolti in un sabato di estate. Per fare festa, mangiare anche cibi di altre cucine, ascoltare parole di sostegno alle loro difficoltà e urlare “ci siamo anche noi”. Milano è dei milanesi, e di tutti coloro che portano un’idea nuova al tavolo della nostra comunità.

Credits Pedro Ribeiro Simoes Flickr Account

INTEGRAZIONE MA NON OMOLOGAZIONE– Ma poi cos’è l’integrazione? Il rispetto delle regole del Paese che ti ha accettato, ma anche il rispetto della cultura che un immigrato porta con sé, la sua condivisione, e la diversità che non deve trasformazioni in omologazione. Perché il “tutti uguali” è la morte della ricchezza. Perché è importante non dimenticare i valori, le regole, le caratteristiche dell’Italia, in questo caso, ma il vero obiettivo è far sì che gli immigrati aggiungano, invece di togliere, allarghino gli orizzonti dei nostri giovani, invece di chiuderli, e portino una piccola dose di vita e particolarità senza per questo alimentare la paura del diverso.

MULTICULTURALISMO INEVITABILE– La seconda ondata di globalizzazione è alle porte. Nonostante il ciclo progressista si sia interrotto in Italia con le elezioni di marzo 2018 (ma è veramente partito?), e già prima in America e in altri Paesi (vedasi Trump), il nostro Paese non deve e non può permettersi di chiudersi in sè stesso. Siamo troppo piccoli demograficamente ed economicamente per permetterci questo lusso. Nazioni dalla caratura di continenti, come Cina, India, Brasile, Stati Uniti e Russia, sono gli attori che ormai danno le carte nel mondo globalizzato, in cui lavoratori si spostano secondo le proprie esigenze, l’innovazione tecnologica non abita più solamente nella Silicon Valley californiana e il capitale scorre digitale come un fiume sotterraneo. Guardiamo avanti, e facciamolo senza paura. Apriamoci alla globalizzazione, e dandola come assodata, senza alternative, cerchiamo di adattarci e sfruttarne le opportunità. Dobbiamo darci da fare, non rimanere fermi. Dobbiamo essere svegli, avere fame di opportunità, studiare le lingue e il codice, non fermarci mai. Così fanno milioni di studenti cinesi, indiani, africani, ogni giorno. I nostri competitor non sono più i coetanei di Roma, Berlino, Madrid, ma abitano in tutto il mondo. Prendiamone atto, forse è già troppo tardi.

Credits Wikipedia

I BUONISTI NON ESISTONO, I FRUSTRATI SI– In attesa di un taxi in Stazione Centrale ho avuto modo, con dispiacere, di osservare tanti ragazzi africani seduti per strada, sporchi, senza un posto dove passare la notte. Poi sono salito in macchina, e ho chiesto al tassista cosa ne pensasse della situazione. “E’ facile fare i buonisti quando si hanno possibilità, mentre tanti italiani non hanno un lavoro, mandiamoli a casa, qui delinquono e creano problemi di ordine pubblico”- è stata la risposta dell’uomo alla mia domanda. In quell’attimo sono rimasto colpito dalla sua rabbia, dalla decisione con cui pronunciava quelle parole. Non mi arrendo ad accettare la chiusura di fronte alla crisi, un no senza se e senza ma. Questa è la riposta di chi non ha risposte. Probabilmente di chi è stanco, ed è scosso dall’incertezza non solo del futuro ma anche del presente. Dalla mancanza di un lavoro stabile, di un’entrata sicura, di soddisfazioni, della possibilità di costruire una famiglia e di investire, con gioia, in essa.  Risposte così, anche se motivate da sofferenze e da paura, non portano da nessuna parte. Si spengono in negatività.

IL LAVORO E’ LA RISPOSTA. E LA TESTARDAGGINE– Il mondo è cambiato, e non si tornerà indietro. Prendiamo atto della situazione. Cerchiamo di essere propositivi, affamati di opportunità come le persone che vivono in Paesi lontani dal nostro. Aggiorniamoci, con la testardaggine di chi ha un obiettivo e vuole raggiungerlo a tutti i costi. La pacchia è finita. Investiamo nel duro lavoro ogni giorno, magari senza prenotare le vacanze o un weekend, ma riflettiamo su come usare al meglio la nostra intelligenza e unicità. Non sarà facile, ma proviamoci. In questo senso apriamoci all’immigrato e vediamolo come una possibile risorsa anche per noi, perché ogni persona può riservare infinite sorprese. Parliamo, condividiamo, ascoltiamo le loro storie, cariche di difficoltà e strade percorse. Abbandoniamo il provincialismo per tuffarci in un mondo cambiato. E che sempre cambierà. Senza fermarsi.

Mother Board per Vivere Liquido