Eurasian Connections- Il congresso di Slow Food: intervista a Valtero Canepa

Credits Slow Food International

Slow Food è sbarcata dal 29 settembre al 1 Ottobre nella capitale del Sichuan, la bellissima città di Chengdu, e lo ha fatto in grande stile: attraverso il suo Congresso internazionale, che si svolge ogni quattro anni, e che rappresenta un momento cruciale per la vita del movimento, in cui sancire gli indirizzi politici, economici e organizzativi. VL era presente, in una città conosciuta in tutto il mondo per i suoi Panda, ma anche per essere un nuovo centro vitale della Cina Sud Occidentale. 

Il Congresso si è svolto per la prima volta in Cina, terra di grandi tradizioni e cultura del cibo. Come sostenuto dagli stessi organizzatori, la scelta della Cina infatti ha rivestito un “alto valore simbolico”: nella “Terra di mezzo” Slow Food sta muovendo i primi passi ed è un’associazione ancora giovane rispetto ad altri paesi, ma ha tutta l’intenzione di investire e costruire iniziative di alto livello. Nel 2015 è nata “Slow Food Greater China“, e diversi progetti, come quello dell'”Arca del Gusto“, stanno cominciando a svilupparsi positivamente. 

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Valtero Canepa- Credits Slow Food International

Al Congresso abbiamo incontrato Valtero Canepa, leader del Convivium Slow Food di Shanghai e membro del Comitato Scientifico di Slow Food Greater China. Con lui si è discusso il ruolo di Slow Food in terra cinese, e del tentativo dell’organizzazione di portare un cambiamento nel contesto del sistema alimentare nazionale. Canepa ha sottolineato come la Cina sia fondamentale oggigiorno quando si parla di cibo ed alimentazione: per prima cosa il popolo cinese è unico al mondo (assieme a quello italiano) per centralità del tema del cibo nella propria quotidianità. Inoltre la Cina è un attore fondamentale per le numerose tematiche che stanno a cuore all’organizzazione: cambiamento climatico, interesse per agricoltura biologica, perdita della fertilità dei terreni e della biodiversità. Oltre a questo aspetto culturale, la “Terra di Mezzo” dispone di ben due “Città Unesco della Gastronomia” (Shunde e proprio Chengdu, grazie al suo patrimonio agricolo e culinario, di assoluto valore, come quello della Provincia cinese di cui è capitale, il Sichuan),  4 grandi scuole di cucina tradizionale, ed è oltremodo centrale per la sfida che Slow Food intende lanciare: quella della diffusione di un cibo “Buono, pulito e giusto“.

Credits Slow Food International

Se le premesse per fare bene ci sono tutte, non mancano tuttavia le difficoltà in una nazione complessa e in via di sviluppo come la Cina: alcuni prodotti locali sono  difficili da reperire, diverse produzioni locali stanno scomparendo e la crescente omologazione delle specie animali e vegetali, l’aumento dei consumi in modo esponenziale e la diffusione del “fast food” rendono il la presenza del “cibo buono” in Cina alquanto complessa. L’inquinamento mina alle fondamenta lo sviluppo di un “cibo pulito”. Il margine limitato che resta  ai contadini e una grande quantità di beni sprecati rendono difficile la presenza di “cibo giusto”. Per questi motivi, sostiene Canepa, Slow Food punta a fare in Cina quello che ha già promosso in tutto il mondo: riscoprire e promuovere la cucina tradizionale e locale, l’agricoltura rurale con metodi tradizionali, lo “slow travel” e le produzioni locali (attraverso l’accorciamento delle filiera).

Il cambiamento portato da Slow Food in Cina, deve avere la stessa forza di un battito d’ali di farfalla. Il più piccolo battito può portare infatti, secondo diversi studiosi, alla formazione di un uragano da un’altra parte del pianeta. Anche piccole variazioni nelle condizioni iniziali possono produrre cambiamenti nel comportamento a lungo termine di un sistema, e la forza dirompente è amplificata, sostiene Canepa, se la “farfalla” in questione è la Cina.

Il fondatore di Slow Food, Carlo Petrini- Credits Slow Food International

Il Congresso di Chengdu ha sì rappresentato l’apertura di una nuova fase per l’Organizzazione, che in futuro punta a diventare un “movimento” meno istituzionalizzato e più “liquido”, ma non ha messo in disparte le battaglie storiche di Slow Food, presentate e aggiornate nei giorni cinesi. Le mozioni del Congresso hanno messo in evidenza infatti alcuni tematiche centrali nella storia dell’organizzazione: la lotta al cambiamento climatico, il sostegno al continente africano dilaniato da guerre, conflitti etnici e religiosi, il supporto delle attività delle popolazioni indigene, e alla loro tradizione, la tutela della biodiversità alimentare (attraverso il grande progetto dell’Arca del Gusto), la sensibilizzazione del problema dell’inquinamento portato dallo spreco di plastica e dalla sua diffusione nell’ambiente e il sostegno, infine, al libero accesso alla conoscenza alimentare (attraverso ad esempio l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo). 

Slow Food ha deciso quindi di investire e accettare la sfida di creare in Cina un’organizzazione su scala nazionale, dotata di diversi convivia animati da volontari (Canepa è il leader di quello di Shanghai, città nella quale lavora come general manager per un’importante casa farmaceutica italiana). Credendo che il lavoro di squadra e di sensibilizzazione delle tematiche dell’Associazione possano avere un “effetto farfalla” e portare a cambiamenti significativi nel sistema alimentare cinese.

Marco Bonaglia per Vivere Liquido da Chengdu, Repubblica Popolare Cinese