Nalin Beat- The Rap of China: i cinesi come non li avete mai visti

Vestiti larghi e sgargianti, occhiali scuri, cappelli e bandane, testa alta e sguardo fiero: l’identikit è di quelli che non ti aspetti di far corrispondere all’immagine del “cinese tipo”, eppure è questa la descrizione che accomuna i concorrenti di The Rap of China, lo show televisivo che ha sconvolto la scena musicale mainstream cinese. Lo show, il primo in assoluto in Cina ad avere come protagonista il rap, è stato prodotto da iQiyi, la più grande piattaforma di online streaming cinese, sul modello del format sud coreano “Show Me The Money”. Una scommessa dal valore di oltre 200 milioni di RMB, ovvero circa 25 milioni di euro. Trattasi di scommessa appunto, perché il rap e la musica hip hop in Cina sono sempre stati confinati all’interno del panorama underground, che nel Paese di Mezzo rappresenta una stretta nicchia, con minime possibilità di uscire e farsi conoscere dal grande pubblico.

Da underground a mainstream

I quattro finalisti

Da qui l’intuizione di iQiyi, tentare di sdoganare l’hip hop cinese al grande pubblico e farlo diventare mainstream. Per farlo, la produzione ha cercato di invitare quanti più rappresentanti del rap underground cinese, riuscendo a radunare più di 1000 artisti, e questo già dimostra la solidità di questo genere musicale in Cina. Alla conduzione del programma, il rapper taiwanese Mc Hot Dog, assieme ad un altro taiwanese, il cantante rock Zhang Zhenyue, il cantante pop Pan Weibo, e infine, la vera star del programma, Kris Wu (Wu Yifan), cantante pop-R&B che, come stile musicale e notorietà in Cina, ricorda un po’ la stella internazionale Drake. Nonostante il fatto che alla conduzione compaia un solo vero rapper abbia sollevato parecchi brontolii tra le file degli appassionati di hip hop, è stata proprio la scelta di ingaggiare Kris Wu ad essersi rivelata la più azzeccata: egli, lui stesso appassionato e conoscitore del rap, ha accettato di buon grado di partecipare al programma, condividendo l’obiettivo di far conoscere al grande pubblico la vastità dell’universo hip hop cinese, ed ha più volte palesato la sua competenza commentando con giudizi molto tecnici le performance dei partecipanti. Inoltre, grazie alla sua grande fama, è stato un vero e proprio catalizzatore di ascolti. Molti cinesi, senza aver la benché minima conoscenza dell’hip hop, si sono avvicinati al programma solo grazie alla presenza di Wu. Finendo poi col rimanere affascinati dalle vicende dei rapper cinesi ed a non perdersi nemmeno una puntata.

Ma quali sono gli elementi che hanno condotto il programma ad un successo tanto strabordante quanto inaspettato? Dicevamo del grande carisma di Kris Wu, che senza volerlo è riuscito, già alla prima puntata (vista da più di 140 milioni di spettatori) a creare un tormentone: alla prima selezione dei partecipanti, la star poneva con tono freddo e severo la fatidica domanda, dal quale esito sarebbe dipeso il suo giudizio finale: “你有freestyle吗?”, ovvero “sai fare freestyle?”, richiedendo ovviamente al partecipante di cimentarsi in rap improvvisato. Dal giorno seguente, i social network cinesi sono stati invasi da post, foto, slogan, meme e video, tutti contenenti la frase “sai fare freestyle”, che nel frattempo era diventato un intercalare umoristico da utilizzare nelle situazioni più disparate. Ma i due elementi che hanno garantito il successo della trasmissione sul lungo periodo sono essenzialmente due: i rapper in gara e la capacità della regia di identificare e mettere in luce quelli più potenzialmente interessanti.

I rapper in gara, orgogliosi e sprezzanti

Di ogni provenienza, sia giovanissimi che meno giovani, ognuno con un suo stile peculiare, ma tutti accomunati da un comune denominatore: un ego ed un’autostima enorme. Mentre in tutti gli altri show televisivi cinesi il partecipante si faceva avanti a testa bassa, e sussurrava timidamente che ce l’avrebbe messa tutta, il rapper sprezzante e a testa alta sentenzia “io sono il migliore”, “io sono venuto qui per vincere”, senza risparmiarsi battibecchi con i conduttori e plateali manifestazioni di dissenso per una decisione a lui avversa. Questo tipo di atteggiamento così diverso da ciò che si sia mai visto in precedenza, e così diverso dal carattere del cinese medio, permeato di modestia e costante ricerca dell’armonia con il proprio interlocutore, affascina enormemente lo spettatore. E questo si unisce allo stupore per la scoperta di un genere musicale così diverso per modalità espressiva e per contenuti alle classiche canzoni solecuoreamore del panorama pop-melodico. I cinesi sono stanchi dei cantanti modesti che portano sul palco canzoni strappalacrime per commuovere la giuria: i cinesi ora vogliono altro. E così i protagonisti di questo show sono presto finiti sulla bocca di tutti, i follower delle rispettive pagine Weibo (il Facebook cinese) sono cresciuti a dismisura nell’arco di pochi giorni, le loro performance e canzoni sono diventate virali sui social. Questo anche grazie allo sguardo “mirato” che la regia del programma ha posto su questi protagonisti.

Le strategie del programma e la macchina dei social

E qui veniamo al secondo punto: il programma ha individuato in fretta i personaggi meglio “vendibili” al pubblico, ne ha enfatizzato le caratteristiche, ha dato sfogo ai vari capricci, alle tensioni tra partecipanti, talvolta incoraggiandone le rivalità e i dualismi. Il tutto poi adeguatamente diffuso su un vastissimo impianto social, dove i volti dei rapper venivano riproposti con meme, poster, slogan, modellati ed impacchettati a dovere per guadagnare l’affetto virtuale del pubblico (per la maggioranza non hip hop), creandone un immagine quasi disneyana, parecchio distante dall’immagine “da duro” che sfoggiavano fino a poco tempo prima nei loro video underground.

Le critiche allo show

Ovviamente le critiche dal versante più purista dell’hip hop cinese non sono mancate: vari sono stati i dissing, ovvero le canzoni scritte appositamente per criticare il programma, e generalmente numerosi sono state le accuse. Una delle più significative è arrivata da Dana Burton, americano residente in Cina, fondatore della competizione di freestyle Iron Mic e considerato uno dei maggiori ispiratori, se non dei pionieri, del hip hop in Cina: “Alcune cose nello show sono completamente modificate o inventate” ha commentato sulla pagina Facebook Hip Hop in Cina, “C’erano rapper ben più bravi che sono stati sbattuti fuori dallo show, altri che sono invece stati usati solo a fini di ricerca ed al momento di girare si sono visti mandare a quel paese dalla produzione. Un sacco di macchinazioni dietro le quinte, ma essenzialmente la premessa del programma è quella di umiliare e frustrare i rapper. Usano le controversie per generare ascolti, e sta funzionando”.

I quattro giudici del programma

Dal mio punto di vista, ci sono effettivamente punti in cui lo show fallisce nel fornire una chiara immagine di cosa sia l’hip hop e rimane imbastito in una dinamica di reality show classico. Il freestyle, ad esempio, elemento fondamentale nelle battle in tutto il mondo, in questo show, nonostante il tormentone di cui sopra, quasi scompare. Allo spettatore inoltre vengono forniti pochissimi strumenti per decifrare quello che sta osservando, alcune delucidazioni vengono date di sfuggita dai giudici, ma tutto si riduce ad un’infarinatura, o a degli slogan qua e là. Detto questo, considerando che in Cina fino a prima di questo show il dibattito sull’hip hop era pressoché inesistente, tutto questo rappresenta davvero una rivoluzione: il grande pubblico cinese ha scoperto una realtà nuova, un movimento culturale che muove migliaia di ragazzi, e ne ha saggiato la sua forza e la sua freschezza. Allo stesso modo, il mercato, rendendosi conto della presa sul pubblico e della forza comunicativa di questa forma di espressione, non ha perso tempo, e i grandi marchi hanno fatto a gara per ingaggiare il rapper che canti il jingle del loro nuovo prodotto. I rapper in gara più popolari hanno visto aumentare sia i propri fan sia il proprio cachet, ed ogni locale, manifestazione, concerto ad ogni angolo della Cina vuole averli nella propria line-up. Senz’altro un forte stimolo al movimento hip hop cinese. A chi critica questa esplosione come una “deriva mainstream” dell’hip hop cinese, destinato pertanto a prendere distanza con l’ambiente underground, e quindi con le proprie radici e la propria identità, ricordo che questo stesso fenomeno si è sempre verificato in tutti i contesti dove l’hip hop ha attecchito, e che è un processo di maturazione naturale del movimento: i rapper di talento prima o poi è giusto che riescano a fare della musica la propria professione.

Perché portare l’attenzione su uno show televisivo? Perché è giusto rendersi conto che gli abitanti del paese più popoloso del mondo non sono tutti uguali e sicuramente sono ormai ben diversi dallo stereotipo che abbiamo di loro. E poi perché molti di questi rapper cinesi strano già collaborando con artisti occidentali, ed è solo questione di tempo prima che possano finalmente varcare i confini e farsi notare anche all’estero. Come fatto notare tempo fa un articolo di Banana Magazine, il rap potrebbe rappresentare il nuovo grande prodotto di esportazione della Cina. Tenetevi pronti!

Fabio Nalin per Vivere Liquido