Urban China- Il Parco Lu Xun di Shanghai. Guardare una metropoli da una diversa prospettiva

Shanghai è uno dei più importanti centri finanziari della Cina, una delle città più occidentali del paese asiatico. I suoi palazzi, i più alti della Cina continentale che modellano il panorama della città, la rendono famosa nel mondo. Ma Shanghai non è solo moderni palazzi e grattacieli vertiginosi, scenari avveniristici e traffico infernale: vivendo ad Hongkou, quartiere appena fuori dal centro, nella parte nord della città, può capitare di rifugiarsi nella quiete del parco Lu Xun. Inaugurato nel 1896 dagli inglesi, che al tempo occupavano questa parte di città con la loro Concessione, il parco era conosciuto in passato come parco Hongkou, il nome venne cambiato in onore del grande scrittore cinese Lu Xun. Inizialmente usato come poligono di tiro e poi come campo sportivo, l’ingresso era diritto esclusivo dei residenti stranieri, e venne aperto ai cinesi solo nel 1928. Poco distante dallo stadio di calcio dello Shanghai Shenhua dove giocavano Drogba e Anelka, Il parco è l’ideale per rilassarsi e respirare un po’ di ossigeno, ma è anche uno dei parchi più interessanti della città. Qui gli anziani della zona si ritrovano tutti i giorni per fare ginnastica, praticare taijiquan, o per i balli di gruppo. Se si alzano gli occhi al cielo, si possono scorgere diversi aquiloni volare ad altezze notevoli, maneggiati con maestria da veri e propri esperti. Al centro del prato invece si possono incontrare maestri del kongzhu, gioco in voga anche in Italia tempo fa e conosciuto come Diablo, con due bacchette che manovrano una clessidra per mezzo di un filo. È impressionante la velocità con cui il maestro fa roteare la clessidra, con movenze che sembrano prese in prestito dal kungfu! Davvero spettacolare! Questi maestri sono vecchietti molto simpatici e cordiali, che non esitano ad invitarti a prendere parte alle loro attività. Ecco così che mi trovo a imitare passo dopo passo le tecniche di taiji o di altre arti marziali, e a provare a giocare col diablo, con scarsi risultati!

Uno dei “nonni” ai quali sono più affezionato è il signor Gu. Egli è un medico in pensione, con un passato da professore alla prestigiosa Tsinghua University di Pechino. Oggi, a 87 anni suonati, fa il medico volontario proprio qui nel parco: ogni giorno, egli si reca alla solita panchina, vi sistema sopra un materassino e dei cuscini, e invita i pazienti, per lo più suoi coetanei, a sedersi e a esporgli i loro problemi di salute. Assieme alla moglie che lo accompagna tutti i giorni, il signor Gu offre il suo sapere e il suo tempo per fornire ai cittadini questo piccolo sistema di assistenza sanitaria, ma si concede volentieri anche solo per una piacevole chiacchierata. Il signor Gu è un uomo di vasta cultura, dagli occhi vispi e la parlantina svelta, se non è seduto alla sua panchina-ambulatorio lo si può trovare passeggiare, braccia dietro la schiena, ai bordi del laghetto, con il suo lungo camice bianco, la mascherina e il cappello da pescatore. La prima volta mi pose una domanda che mi colpì:”Tu sei uno di quelli che vengono in Cina per fare affari, oppure perché ti interessa la cultura”? Inutile dire che scelsi la seconda, “Ah, bene, allora abbiamo di che parlare”! Risposta esatta. Da allora io per lui sono “il nuovo Marco Polo”!

Durante il periodo autunnale il Parco Lu Xun è sede del Festival Internazionale delle Lanterne, una specie di Luci d’Artista in versione shanghaiese, che di ne illumina il paesaggio offrendo sensazioni nuove ai suoi visitatori. Dalle classiche lanterne rosse lungo i viali si passa a vere e proprie installazioni, come il lunghissimo dragone realizzato con le tazzine da tè, i fiori di loto sulla superficie del laghetto, le riproduzioni in versione lanterna cinese di monumenti famosi, e tante altre. Il timido parco indossa il vestito delle grandi occasioni e quasi non lo si riconosce! Tanta gente viene ora a trascorrevi il pomeriggio, attirati dal mercatino di prodotti tipici, dove troviamo il “tofu puzzolente”, letteralmente preso d’assalto, le focacce di riso glutinoso, e altre ghiottonerie care ai cinesi. Non solo, troviamo anche la “focaccia volante”, specialità indiana, preparata da un indiano “doc.”, che allunga l’impasto facendolo volteggiare per aria con abili movimenti delle mani. Suo vicino di casa è “Lo spedino dell’Arabo”, con succulenti spiedini di agnello e vitello cotti alla griglia. Ci si stupisce di fare questi incontri: in questo luogo denso di quotidianità e di normalità, gli stranieri saltano subito all’occhio. Ma d’altronde Shanghai non è forse la città più internazionale della Cina?

Fabio Nalin per Vivere Liquido

L’articolo è uscito in precedenza sul sito “Conexiòn“, spazio online dell’Associazione “Convergenza delle culture” di Torino