Other Chinas- La stella di Zhou Qi e il ritorno cinese in NBA

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Il giocatore cinese più famoso della storia del gioco, Yao Ming

Se si guarda al panorama dei cestisti cinesi che possono entrare in NBA, e fare davvero la differenza, al momento sempre che i nomi da tenere d’occhio siano principalmente quelli di Zhou Qi e Ding Yanyuhang.

Negli ultimi anni, grazie anche ad ingenti risorse economiche disponibili, le squadre della CBA (China Basketball Association) hanno “importato” talenti internazionali, ma non è avvenuto lo stesso per quanto riguarda i trasferimenti dalla CBA alla NBA, la lega più ambita al mondo per ogni atleta che abbia mai giocato una partita di basket. L’NBA rimane un sogno per molti, spesso irraggiungibile. Lo è stato ancor di più per i giocatori cinesi negli ultimi anni, dopo che l’esperienza di Yao Ming agli Houston Rockets sembrava favorire un maggior coinvolgimento di atleti cinesi negli Stati Uniti. Sia chiaro. Yao è stato un caso unico, una star internazionale, per stazza (229 cm per 140 kg) e personalità (non a caso dal 23 febbraio 2017 è diventato il sesto Presidente della storia della CBA ed è membro della Conferenza politica consultiva del popolo cinese). Negli anni di Yao e quelli “post-Yao” tuttavia altri giocatori (come Yi Jianlian o Sun Ye) hanno incontrato numerose difficoltà che li hanno portati a tornare a giocare in Cina. Da quest’anno però la storia sembra essere cambiata, e per davvero.

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Zhou Qi, con la maglia d’allenamento degli Houston Rockets

Zhou Qi ha solo 21 anni, ma ha numeri interessanti: 2,16 cm di altezza e 95 kg di peso. Anche se scelto al secondo turno del Draft NBA 2016 dagli Houston Rockets, Zhou ha giocato l’ultimo campionato in Cina, firmando per gli “Xinjiang Flying Tigers”, e portando la squadra alla vittoria del titolo nazionale. Dopo un anno di “purgatorio” Zhou ha firmato un contratto con gli Houston Rockets di James Harden e Chris Paul, e ha la grande occasione di essere il terzo centro di una squadra che punta al titolo NBA. Nonostante appaia ancora acerbo sia dal punto di vista tecnico che fisico, Zhou potrebbe davvero riportare il basket cinese ad alti livelli ed ottenere con la sua partecipazione una risonanza mondiale. Dalla sua ha tutte le potenzialità per diventare un centro moderno e versatile, con ottime percentuali di tiro dalla media distanza e buona dalla linea dei 3 punti, anche se al momento l’elemento che sembra mancare in lui è la potenza fisica. Per favorire la sua crescita e il rafforzamento muscolare lo scorso anno Houston ha inviato un allenatore personale in Cina. Questa sua mancanza potrebbe però dimostrarsi anche la sua fortuna: un atleta così mobile potrebbe mettere in difficoltà i centri “classici” della NBA, rendendo Zhou una pedina strategica da utilizzare a più riprese nell’arco dei 48 minuti di un match.

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Ding in azione durante un match con gli Shandong

Il secondo nome da tenere d’occhio è quello di Ding Yanyuhang, giocatore degli Shandong Golden Stars, di 2,01 cm e 93 kg, che per i Dallas Mavericks ha partecipato alla Summer League 2017, dimostrando grandi capacità offensive e rivelandosi un professionista determinato e concreto. Ding è l’MVP dell’ultima stagione della CBA, con una media di 24,2 punti, 5,2 rimbalzi e 2,5 assist. Non ha ancora firmato per un team NBA, ma anche in questo caso le prospettive appaiono rosee. Ciò che rende la storia di Ding interessante è che gli Shandong hanno puntato molto forte nel 2016 sull’ingaggio e l’apporto di Norris Cole, credendo che l’ex campione NBA con i Miami Heat potesse trascinare la squadra al successo. Purtroppo Cole ha lasciato il team dopo solo nove gare, e Ding si è improvvisato il salvatore della stagione, realizzando ottime prestazioni offensive, raggiungendo per ben due volte il suo “career hight” di 43 punti. Dalla sua c’è poi la tradizione di Dallas a puntare su giovani asiatici: in passato è stata la prima franchigia NBA a mettere sotto contratto un giocatore cinese, Wang Zhizhi, che però potè giocare per la squadra texana soltanto dal 2001 (per poi trasferirsi ai Los Angeles Clippers e ai Miami Heat negli anni successivi), mentre nel 2010 la dirigenza Mavs scelse di inserire nel roster della Summer League un giovane Jeremy Lin (che a New York avrebbe dato avvia al fenomeno della “Linsanity”).

Non resta quindi che seguire i prossimi sviluppi, soprattutto per quanto riguarda Ding, e sperare che la NBA riesca dopo anni a poter contare sull’apporto fondamentale di giocatori di un Paese in cui il basket è sempre più seguito.

Marco Bonaglia per Vivere Liquido