FEFF19- Primo giorno a Udine

Prima giornata del Far East Film Festival- Seclusion e China Now

La prima giornata non poteva non partire con una colazione alla “Ghiacciaia”, luogo del “cuore” qui a Udine per Vivere Liquido. Dalla foto potete vedere che è un luogo piacevole, caldo e rilassante. Cappuccino, dolce tipico friulano con acquavite, lettura del giornale e soprattutto organizzazione della giornata. Con un programma così ricco è importante decidere subito come muoversi, quali film vedere, se al Teatro principale, oppure al “Visionario” l’altra location dove si svolge il festival. Parlo con i due ragazzi che lavorano: entrambi studiano Relazioni internazionali e Diplomazia a Gorizia. Sono disponibili, e mi consigliano di fare colazione con un dolce tipico friulano, aggiungendo un bicchierino di acquavite, tanto per avere il vento in poppa ed essere carico fin da subito.

Poi attraverso la città, il suo centro storico medioevale, le sue strade piccole ma raccolte, ricche di bar e di luoghi dove bere con poco. Udine da l’idea di essere una città accessibile, a misura d’uomo, non troppo veloce, in cui le persone vanno a un ritmo accettabile. Un luogo molto diverso dalla Milano a cui sono abituato, forse molto meglio per un festival “a misura d’uomo” come il Far East, in cui le persone riescono a parlarsi, conoscersi, condividere la propria passione per il cinema dell’estremo oriente. Rivedo la “signora Franca”, responsabile con Eleonora Russo dell’ufficio ”hospitality”, la quale purtroppo al momento non mi riconosce, ma rapidamente penso a quante persone ha avuto modo di incontrare nell’ultimo anno per l’organizzazione del Festival e le stringo la mano calorosamente.

Quindi mi registro, ritiro il badge, “Red Panda Media”, con il quale posso vedere quattro film al giorno, assistere alle conferenze stampa dei registi ed attori dedicate ai giornalisti, ma anche prenotare la mia postazione per rivedere un film che magari ho perso tra i tanti. Compro il catalogo del Festival, un “must” che ogni anno cerca di riassumere in poche pagine la precedente stagione del cinema Asiatico, direi con successo, ponendo l’accento sui successi al botteghino nei rispettivi Paesi, ma anche cercando di delineare, attraverso i suoi esperti, i trend di crescita nei diversi mercati asiatici e le possibili evoluzioni future. Al media desk mi faccio consegnare password Wi-Fi, prendo più locandine dei film in concorso possibili (un errore non prenderle gli scorsi anni, questa volta rimedio). Poi torno a capofitto per la città, scattando molte foto, che arricchiscono questo post, e torno alla “Ghiacciaia” per le tagliatelle con il San Daniele, un piatto immancabile, una birra tedesca e una panna cotta con marmellata di fragole.

Dopo il piacere, il dovere, e mi dirigo, per la prima volta, al “Visionario”, dove voglio assistere allo speciale “China Now”, uno “sguardo ad alcuni dei migliori film cinesi indipendenti e d’essai degli ultimi tre anni”. Lo speciale si sviluppa attorno a due opere principali. La prima è “The Road” di Zhang Zanbo, un documentario del 2015 che si concentra sui lavoratori di un autostrada, emigrati “in condizioni precarie, agricoltori che hanno perso i campi, impiegati dell’impresa di costruzioni e politici locali tutti coinvolti e fagocitati dal gigante d’asfalto”. La seconda invece è “Knofe in the clear water”, di Wang Xuebo, dramma del 2016 che racconta la storia della famiglia di Ma Zishan, e descrivere il legame profondo che i personaggi hanno con gli animali in una della zone più povere della Cina.

Sono in coda ora, tra poco entro in sala, per assistere alle due opere, a dopo!