FEFF19- Da Milano a Udine, un’avventura lunga 8 ore

Arrivo a Udine, la città che ogni viaggio trasforma in avventura

Sul primo treno regionale, purtroppo bloccato

 

L’Hotel “Quo Vadis” di Udine

Anche quest’anno arrivare a Udine è stato abbastanza impegnativo. Se l’anno scorso mi aveva fermato la coda in autostrada e il traffico delle due corsie, quest’anno, avendo scelto di arrivare qui in treno, speravo di vivere un’esperienza più riposante. Della serie “sali sul treno, leggi, dormi, e scendi a Udine senza problemi”. Purtroppo non è stato così, ancora una volta. Ma credo che questo abbia un significato. Udine è una gran bella città. Si mangia, beve, vive bene, o almeno questa è l’impressione che posso trarne per le sue strade, poco trafficate, ma storiche, cariche di archi e ciottoli, e di bellezza improvvisa. In particolare in questa parte dell’anno si popola di artisti, registi e attori asiatici, facendo sì che anche per solo una settimana, diventi una città internazionale ed europea, centro del vecchio continente per il cinema asiatico. E se già la città offriva bellezza, per un appassionato ora offre amore, passione, e crea un effettivo ponte di contatto tra l’Italia e la Cina, dove non si può non stare se si lavora nel settore, ma anche solo se si amano Asia e la sua cultura.

Si scambiano due parole con Duccio

E quindi eccomi qui, per la terza volta, a Udine a seguire per Vivere Liquido il Far East Film Festival. Ma per arrivarci, partito ieri dalla stazione centrale di Milano, ci ho messo pazienza, forza, e un po’ di sana follia che solo l’amore per l’Asia e per la Cina possono darmi. Il treno ha fin da subito un ritardo di 25 minuti per un incidente all’altezza della stazione di Melzo. Bene, non sarebbe stato un problema se non avessi dovuto prendere la coincidenza alla stazione di Mestre direzione Udine. Coincidenza persa per soli cinque minuti e attesa di un’ora a Mestre, che non è Santa Lucia, e quindi non permette di farsi un giro a Venezia e poter dire di essersi svagati. Per fortuna ho conosciuto due compagni di sventure, Federica, di Pordenone ma che vive a Milano per lavoro, e Duccio, uno studente di 21 anni che da Torino, dove studia Ingegneria “Automotive” stava tornando a Treviso dalla famiglia. Ci siamo trovati noi tre giovani, a subire ritardi dopo ritardi, ad ascoltare, anche sul treno regionale sul quale eravamo saliti, di guasti, ulteriori ritardi, e a subire anche un cambio di treno per poter proseguire. Infatti una mezz’ora dalla partenza del regionale da Mestre, ci siamo tuffati in una situazione paradossale, incredibile, nel mezzo della notte, fatta di continui messaggi del capotreno che ci avvisava di un guasto e che il treno “sarebbe proseguito alla velocità di 50 km/h fino a destino”. Già, ma quale destino?  

In treno con Federica

Grazie al cielo Federica e Duccio mi hanno tenuto compagnia, alla velocità di 50 km/h. Duccio con il quale ho parlato di Università, della sua passione per la meccanica e dei corsi del Politecnico di Torino in cinese (perché le principali aziende automotive italiane sono molto attive in Cina), ma anche delle auto elettriche, di quelle ad idrogeno che rappresenterebbero la migliore soluzione per il futuro, della città di Torino e di come tifare Toro in un mondo monopolizzato dalla Juventus. Con Federica invece abbiamo parlato di stages, di design, del mondo del lavoro, di Milano, ma anche della Svizzera, perché lei è una pendolare che lavora a Chiasso, e che ogni giorno si sposta da Milano al Canton Ticino. Condividere con loro l’attesa, la lentezza del treno, il cambio a un altro regionale, è stato sicuramente un esperienza piacevole in quella meno piacevole. Da Pordenone, dove Federica è scesa, a Udine, il tempo è sembrato interminabile. Città a me sconosciute, come Casarza, si mettevano tra me e il raggiungimento, finalmente, della mia destinazione. Poi, in un clima umido, ma anche fresco, ecco la stazione. Come me la ricordavo. Molto grande, immersa nel buoi della notte. E allora prendiamo la valigia, andiamo avanti, percorriamo le strade che portano, dopo circa otto interminabili ore, durante le quali ho dormito sul treno a intermittenza, mangiato un panino e un muffin comprato alla stazione Centrale, parlato con penso una decina di passeggeri incazzati, visitato diverse stazioni ferroviarie venete e friulane, ecco, alle 3.40 della notte finalmente varco la soglia dell’Hotel Quo Vadis, un luogo familiare e caldo, e parlo con il signor Roberto, che guarda il computer, chiedendo la mia carta di identità, e mi dice, con accento romano: bentornato a Udine Marco, buon Far East”. Bene, si inizia. Il Festival di Vivere Liquido può iniziare.

L’arrivo del treno regionale sostitutivo, nel mezzo della notte