New Europe- Dalla crisi economica alle sfide politiche: nel 2017 un nuovo assetto europeo?

Manifesti di Casa Pound per il Referendum costituzionale- Credits Marco Bonaglia

Manifesti di Casa Pound per il Referendum costituzionale- Credits Marco Bonaglia

In attesa dei risultati del Referendum costituzionale in Italia, e in seguito alla vittoria di Van Der Bellen in Austria, le primarie dei “Republicains” in Francia e quelle prossime dei socialisti francesi, sull’onda della vittoria di Trump, è iniziata la stagione calda della politica dell’Occidente, e in particolare dell’Unione Europea.

Francia, Germania e Olanda il prossimo anno andranno alle urne, mentre Italia e Austria corrono il rischio. E i risultati che usciranno da quelle urne saranno determinanti per forgiare una nuova Europa, ridisegnando nuovi equilibri politici, in un contesto europeo in cui gli Stati sono ancora i veri protagonisti del gioco. Anche in Repubblica Ceca e Ungheria, così come in Norvegia, Albania, Slovenia, Serbia si terranno elezioni l’anno prossimo, rendendolo forse l’anno più importante da molto a questa parte.

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Il nuovo Presidente federale austriaco- Credits Wikipedia

Dopo i risultati non soddisfacenti a livello di macroeuropeo in termini di  riforme economiche e politiche continentali, gli elettori dei diversi Stati coinvolti avranno la responsabilità, ma anche il diritto, di scegliere se confermare la classe dirigente al potere o se “ribaltare il tavolo”. Ne hanno parlato tutti i giornali del mondo: i partiti populisti europei aspettano al varco il cosiddetto “establishment”, per dirla alla Trump o alla Bernie Sanders. Nel 2017 si concretizzerà lo scontro decisivo, e sarà interessante osservare se la crescita di partiti come “il Front National” in Francia, il “Movimento 5 Stelle” in Italia, l'”Alternative fur Deutschland” in Germania, o il “Partito per la Libertà” in Olanda riusciranno a realizzare un evento storico: passare da partiti di protesta a partiti di governo. I precedenti di Podemos in Spagna e delle elezioni presidenziali in Austria non sono a favore di questa realizzazione, ma c’è da dire che un ruolo chiave, benchè non si trattasse di elezioni, è stato svolto nel Regno Unito dallo UKIP di Nigel Farage nel vincere il referendum per l’uscita dello UK dall’Unione Europea. Lo stesso nuovo Presidente austriaco, benchè pro-europa, è il primo Presidente nella storia delle elezioni austriache a non far parte dei due principali partiti dello Stato, essendo il leader dei “Verdi”.

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Il logo di AFD in Germania- Credits Wikipedia

I risultati di oggi (a cui manca ancora quello del referendum italiano, di cui parleremo in dettaglio in un nuovo post) possono già rafforzare o indebolire diversi gruppi di potere presenti in Europa. Se l’Austria rimane pro-europa, e quindi si allinea nuovamente, non senza incertezze, al fronte europeista, il progetto europeo potrà subire le scosse più importanti dai suoi tre Stati più grandi e determinanti, Italia, Francia e Germania. L’Europa nel 2017 rischia di essere scardinata, e se questo dovesse accadere, proprio nel suo cuore, quello franco-tedesco, con una eventuale spallata italiana. In questo contesto da una parte potrebbero esserci aspetti positivi, come la fine o attenuazione dell’austerity economica che dal primo governo Merkel viene implementata a tutti i livelli delle Istituzioni europee, o ancora una definitiva e decisiva scossa per capire quale potrà essere il futuro dell’Unione. Ma dall’altra la UE rischierebbe davvero il proprio fallimento.

Marco Bonaglia per Vivere Liquido

cc-vl