Focus Cinema- “In the mood for love” di Wong Kar-Wai

3. In the mood for love, Wong Kar-Wai, 2000, Hong Kong

“He remembers those vanished years. As though looking through a dusty window pane, the past is something he could see, but not touch. And everything he sees is blurred and indistinct.” 

La locandina del film- Credits Mart Flickr Account

La locandina del film- Credits Mart Flickr Account

Girato poco prima dell’arrivo del nuovo millennio e lanciato in anteprima a Cannes nel Maggio del 2000, In the Mood for Love cercava di aprire le porte ad una nuova era nel cinema di Hong Kong, coniugando la memoria storica del paese con un stile inedito per le pellicole della ex-colonia inglese.

A detta di molti, questo è il capolavoro di Wong Kar-wai, regista icona del cinema hongkonghese degli ultimi decenni del ventesimo secolo. Il film, ambientato negli anni sessanta, è un drammatico intreccio amoroso che parla di tradimento e solitudine. Tony Leung, l’attore feticcio di Wong, è un giornalista che, dopo aver svelato il tradimento della moglie con il marito di una vicina di casa, Maggie Cheung, decide di intraprendere una relazione extraconiugale con quest’ultima. In the Mood for Love è una pellicola che procede per sottrazione: durante tutta la visione il dramma è solo accennato e i sentimenti dei personaggi rimangono celati, pur aleggiando negli sguardi e nell’atmosfera per tutto il film. Girato superbamente, è l’esempio perfetto di un Cinema implicito: Il montaggio consiste nell’eliminare ciò che non ci piace e conservare l’essenziale ha dichiarato lo stesso Wong quando intervistato riguardo al film.

Per tutta la pellicola spettatore è un intruso, spia i contatti dei personaggi da dietro una porta, una finestra, un mobile. Inquadrature nell’inquadratura della cinepresa. Dell’intera vicenda, al regista interessa mostrare solo il contesto, non l’atto in sé. Contesto che, però, trasuda di sentimenti e aspettative. È questo che rende In the Mood for Love un film ancora unico nel suo genere.

Una scena del film- Credits Caspy2003 Flickr account

Una scena del film- Credits Caspy2003 Flickr account

Wong Kar-wai è il regista che descrive il fluire del tempo, e il suo inevitabile intreccio con l’evolversi dei sentimenti umani, che, cercando di adattarsi ai tempi, spesso non riescono a trovare un loro posto all’interno del tessuto sociale. Da qui la nascita del senso di solitudine dell’uomo moderno, poco conosciuto nelle società comunitarie, insicurezza esistenziale nata da atti irreversibili, come appunto il tradimento coniugale. La pellicola è infatti ambientata in un periodo di transizione, durante la caduta degli imperi coloniali, quando Hong Kong era nel pieno dell’ondata dell’occidentalizzazione mentre in Cina era tutto ancora fermo e ancora aleggiava la disastrosa eredità del Grande Balzo in Avanti. L’evolversi delle azioni umane è quindi irreversibile, come il flusso delle vicende storiche e il mutamento dei punti di riferimento umani.

Il finale di “In the mood for love”, di grande impatto emotivo grazie anche al toccante valzer di Shigeru Umebayashi, corona l’arte scenica di Wong Kar-wai: siamo ad Angkor Wat, in Cambogia, luogo immune al fluire del tempo, e Tony Leung confessa il suo segreto parlando in un buco su un muro di un tempio, in un’atmosfera dalle inquadrature solenni, geometriche, che ricordano il miglior Antonioni. Anche questa volta, la confessione del protagonista non sono udibili dallo spettatore ma, come ci ricorda Wong Kar wai, uno sguardo, una musica o un’immagine possono comunicare più di mille parole.

Il regista Wang Kar-Wai- Credits Karen Seto Flickr account

Il regista Wong Kar-Wai- Credits Karen Seto Flickr account

Tra gli altri capolavori del regista, ricordiamo Hong Kong Express, Angeli Perduti, Ashes of time e 2046, che riprende la storia di Tony Leung in In the Mood for Love.

Tommaso Tucci per Vivere Liquido

cc-vl