Focus UE- Capire chi siamo per comprendere in che direzione andare

Una riflessione personale sull’Europa

14319430903_5bb236ba21_z

Giovane europeo a una manifestazione contro il Front National in Francia- Credits Serge klk Flickr Account

Questo post è una riflessione, assolutamente non scientifica, che ho fatto nelle scorse settimane, e che il pensiero ai due grandi avvenimenti del 2016 rende ancora più attuale. Prima la “Brexit“, l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, e in seguito la vittoria di Donald Trump alle elezioni presidenziali statunitensi dell’8 Novembre scorso, devono far riflettere noi europei. Come ho avuto modo di scrivere nelle ore immediatamente successive ai risultati del referendum inglese, questo processo di riflessione deve partire dal basso, coinvolgere più persone possibili, rendendole consapevoli che in questi momenti è in gioco il nostro futuro. Non solo di cittadini europei, ma anche di padri e madri, lavoratori, semplicemente esseri umani che vogliono vivere serenamente le proprie esistenze. In poche parole, dobbiamo riprendere in mano il nostro destino, ma senza strappi dolorosi, compiendo un lavoro quotidiano dall’interno delle Istituzioni Europee e delle nostre città.

Brexit ed elezione di Trump, a meno di clamorose sorprese, non fanno che indebolire ulteriormente il ruolo e il peso dell’Unione nel sistema internazionale. In un sistema in cui nuovi attori acquisiscono ogni giorno fette di potere, in cui una Russia diventa più assertiva in Europa, in Medio Oriente, e più collaborativa con il suo Oriente, in cui Cina, India, possono dopo molti anni giocare ad armi pari con il Giappone nel contesto regionale asiatico e sconvolgere l’assetto, è utile ripetere che l’Unione Europea deve svegliarsi. Diversi populismi, anche interni alla UE, così come minacce esterne ( ISIS, crisi economica globale, riscaldamento globale) e un futuro incerto rendono la UE da una parte più debole, ma dall’altra la spingono ad agire. Senza azioni mirate, decise, dettate da una visione del ruolo della UE nel mondo, essa rimarrà indietro rispetto a tutti gli altri. Forse per molti decenni, senza contare più nulla. A mio avviso, quindi, è ora di darsi una mossa, e in questo anche di rivalutare alleanze e cooperazioni.

La famiglia Occidentale: colpita da una crisi epocale, le sue relazioni sono sempre più fluide

16202337168_a9cf41e878_z

Credits Theophilos Papadopoulos Flickr Account

Se parlassimo di Europa come se si trattasse della nostra famiglia, come purtroppo non molti fanno oggigiorno, gli Stati membri sarebbero i nostri fratelli e sorelle, l’Unione la nostra “madre”, mentre i nostri alleati più stretti, o presunti tali, Stati Uniti, Giappone, Australia (il cosiddetto “Occidente”) potrebbero essere nostri cugini di primo o secondo grado. Ora tra i cugini si è aggiunto un nuovo membro, che forse ha sempre mantenuto questo grado di parentela, non essendosi mai distinto per grande affetto, il Regno Unito. Anche se un discorso del genere può in apparenza sembrare poco serio, idealista e approssimativo, mi serve per introdurre un tema a me molto caro: quelle delle alleanze in politica estera della nostra Unione Europea. In un contesto in cui alcuni dei nostri “parenti” stretti hanno deciso di abbandonare le riunioni familiari, per tentare nuove fortune o perché attratti da altri nuclei, come quello asiatico. Parlo in particolare di UK e Stati Uniti. In una famiglia quando un nostro caro ci abbandona, tradisce o rinnega le proprie origini proviamo tristezza, delusione, e l’affetto non va quasi mai ad estinguersi del tutto. Il sangue gioca la sua parte.

Bene, se consideriamo l’Europa come una famiglia, circondata da parenti, cugini, fratelli e sorelle, i sentimenti che possano definirsi europei, che abbiamo provato negli ultimi decenni grazie anche alla maggiore possibilità di viaggiare, di conoscerci e integrarci, non possiamo del tutto dimenticare il Regno Unito, o gli Stati Uniti. Ma se invece ci spostiamo sul piano dei meri interessi, come è quello in cui purtroppo ci muoviamo ogni giorno, al di fuori dei nostri nuclei familiari, allora bisognerebbe compiere una riflessione più complessa, e forse allontanarsi dai parenti di secondo e terzo grado per esplorare nuove forme amicizia. E porci alcune domande.

Ribaltare il tavolo: nuove alleanza per un futuro ancora da protagonisti

eu_european_neighbourhood_policy_states-svg

La Politica di vicinato europea- Credits Wikipedia

E’ quindi vero che Stati Uniti e Regno Unito siano nostri grandi alleati?  USA e UK non frenano, facendo i loro interessi (esempi lampanti possono essere la Brexit e il Pivot to Asia voluto da Clinton-Obama) la crescita, lo sviluppo e il ruolo dell’Unione Europea nel sistema internazionale? Per molti anni, maggiore integrazione europea è stata frenata dalla riluttanza americana e inglese. La “Special Relationship” anglo-americana ha di fatto creato un legame strategico: da una parte gli Stati Uniti potevano contare su un alleato militare ancora influente nel contesto internazionale, dall’altra gli inglese garantivano uno sviluppo frenato dell’integrazione continentale. Non è un caso che subito dopo la Brexit, siano stati avanzati da Germania, Francia e Italia dei progetti di maggiore integrazione nel settore della difesa, e che sia tornato in auge il dibattito sull’utilità della NATO. 

Perché non compiere quindi un “reshuffle” delle nostre strategiecontemplare di avvicinarci all’Oriente, oltre che sviluppare una politica estera indipendente da Washington e Londra, puntando a difendere veramente i nostri reali interessi? Qual è la posizione dell’Unione di fronte alle realtà emergenti delle relazioni internazionali, come la Cina,

one_belt_one_road

Gli Stati coinvolti nella “One Belt One Road” strategy di Pechino- Credits Wikipedia

l’India e l’ASEAN, oltre che ai cosiddetti “Next Eleven”, c’è una strategia chiara e puntuale o ci muoviamo alla rinfusa? Così come la politica estera di Obama ha deciso dal 2011 in avanti di effettuare un “Pivot to Asia”, anche l’Europa può e deve investire risorse diplomatiche, economiche e militari negli scenari per lei strategici: l’Africa che bussa alle nostre porte da Sud, il Medio Oriente che sta esplodendo, e la Russia tornata influente geopoliticamente, creando un canale essenziale con la Cina di Xi Jinping sfruttando le nuove rotte della “One Belt One Road“, la strategia geo-economica lanciata dal Presidente cinese negli scorsi anni. Senza rompere con fratelli e cugini, certo, ma puntando a essere indipendenti: sognando di essere, finalmente, autonomi e maturi nell’arena internazionale.  

Capire chi siamo per capire che strada prendere

Act React Impact al Parlamento Europea di Bruxelles- Credits Eu Parliament Flickr Account

Act React Impact al Parlamento Europea di Bruxelles- Credits Eu Parliament Flickr Account

Le nostre debolezze interne non fanno altro che permettere agli Stati mondiali più forti di compiere il “Divide et impera”, ovvero di sfruttare le nostre divisioni per renderci ancora più deboli. O forse un’Unione che sia davvero “unita”, scusate il gioco di parole, non è mai esistita? Per questo motivo quindi, al dì là dei paragoni familiari e dei ragionamenti anche poco realistici, il tema centrale è quello di stabilire chi siamo, per capire chi vogliamo essere e soprattutto dove vogliamo essere diretti. Già, ma chi siamo oggi?

Sicuramente non siamo quello che crediamo di essere. Un bel libro di Federico Rampini, dal titolo “Non ci possiamo più permettere uno Stato sociale. Falso!”, pubblicato da Laterza, spiega il perchè l’Europa ha ancora molto da dire, rispetto alle altre potenze internazionali. Rampini parla di “modello europeo più forte che mai”, vincente nel contesto globalizzato, capace ancora di insegnare “agli altri come si amministrano gli Stati”. Siamo molto più di quello che crediamo di essere, siamo una realtà splendida, ricca, con secoli di storia di successi alle spalle, abbiamo le città più belle e visitate al Mondo, siamo in prima linea nella lotta al cambiamento climatico. Siamo il continente dell’accoglienza, che però sta lentamente divenendo il continente della paura, della delusione e della rabbia, in cui i populismi rischiano di attecchire. Siamo quindi profondamente diversi, e a mio avviso dobbiamo rivendicarlo, dal modello americano, che ha infiniti pregi ma anche numerosi difetti e storture, e tensioni, e lacerazioni interne. Con Trump questo si è visto, in un Paese che non è mai stato così diviso.

Siamo al contempo un esempio per Stati che guardano a noi come punto di riferimento per numerose politiche sociali, ma rischiamo anche, dopo questi anni di crisi, di scivolare in basso nelle attenzione degli stessi che fino a un decennio fa erano molto distanti da noi in tutte le altre politiche. La Cina ha compiuto passi da gigante, in ogni settore, ed è molto migliore di quello che le persone pensano. Anche l’India cresce, come i Paesi ASEAN, o i “Next Eleven”, che raramente sono i protagonisti degli articoli di giornale miopi della stampa italiana.

14315669714_520415f302_z

Slogan campagna elettorale Elezioni Europee 2014- Credits Eu Parliament Flickr Account

Per capire dove andare quindi dobbiamo compiere delle scelte, non facili, ma che dovranno essere implementate nel prossimo decennio. Una di queste è relativa all’ombrello statunitense. Mantenerlo ha senso anche oggi?

Un’altra scelta sarà relativa alla nostra conformazione politica: andremo verso un’Europa a più velocità? O rimarrà il caos attuale, che non fa altro che allontanare sempre più cittadini dal progetto europeo e li avvicina ai Partiti populisti.

Un altro tema è il futuro della moneta unica. Si estenderà ai Paesi membri della UE in modo uniforme, a parte le già decise eccezioni? O rimarrà la palude attuale, caratterizzata da indecisione e ritardi?

Infine, sarà necessario prendere una decisione definitiva su chi potrà entrare ancora nell’Unione, e chi invece, per diversi motivi, ne rimarrà fuori. Una scelta chiara, motivata, strategica. Le storie di Turchia, Balcani e Ucraina dovranno essere chiarite. Almeno per i prossimi decenni, in un mondo che cambia alla velocità della luce.

Marco Bonaglia per Vivere Liquido

cc-vl