China Politics- Sesto Plenum, Xi Jinping rafforza la sua leadership

Grazie alla disponibilità di Filippo Fasulo, ISPI Research Fellow, pubblichiamo una sua analisi sui risultati del “Sesto Plenum” del Partito Comunista Cinese, svoltosi lo scorso Ottobre e di fondamentale importante per la politica cinese. I riferimenti temporali dell’analisi sono riferiti quindi a Ottobre, ma il contenuto della brillante analisi di Fasulo è assolutamente attuale. Buona lettura

Si è concluso ieri il Sesto plenum del Diciottesimo Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese (Pcc) con l’investitura di Xi Jinping come “centro” della leadership del partito. Sebbene atteso, il riconoscimento di questo ruolo, che era passato in disuso da anni, non era per nulla scontato e rivela come il presidente stia procedendo nel suo processo di consolidamento del potere politico all’interno del Partito.

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Una copertina dell’Economist su Xi Jinping- Credits Sdobie Flickr Account

Il Sesto plenum del Comitato Centrale (Cc) è il più importante appuntamento del 2016 nell’agenda del Pcc. I lavori del partito sono scaglionati su appuntamenti periodici nei cinque anni che separano un Congresso dall’altro. Le riunioni plenarie del Cc sono le occasioni durante le quali il Pcc avanza e formalizza le proprie iniziative politiche.

L’importanza dell‘attribuire a Xi il ruolo di “centro” della leadership del Partito risiede nel fatto che in passato solo Mao, Deng Xiaoping e Jiang Zemin avevano ricevuto questo riconoscimento. In seguito, invece, era stato dato maggiore spazio a un decentramento decisionale fino a giungere alla cosiddetta leadership duale di Hu Jintao e Wen Jiabao (2002-2012) – rispettivamente segretario generale e premier. Al momento della sua elezione, si riteneva che il mandato di Xi Jinping avrebbe seguito quest’ultimo modello con Xi affiancato dal premier Li Keqiang. Tuttavia, il presidente ha ridotto il potere del premier assumendosi la responsabilità politica delle decisioni in materia economica fino a configurarsi come uomo solo al comando, il “centro della leadership del Pcc”, appunto.

La decisione odierna, che potrebbe rilanciare la discussione su Xi Jinping come nuovo Mao – un tema ampiamente dibattuto nel corso del 2016 dalla stampa internazionale – si spiega osservando attentamente il percorso di ascesa al potere del segretario generale e le sue politiche principali. Xi Jinping diventa segretario del partito nel 2012 assieme all’attuale premier Li Keqiang come uomo del compromesso fra le due amministrazioni precedenti guidate da Jiang Zemin e Hu Jintao. Appena nominato segretario generale, Xi Jinping ha lanciato una visione di crescita a lungo termine, chiamata evocativamente Sogno Cinese, che promette di far diventare la Cina una nazione pienamente moderna entro la metà del secolo – in occasione del centenario della nascita del Repubblica popolare (1949-2049) – da realizzarsi tramite un passaggio intermedio di moderata prosperità nel 2021 – centenario della fondazione del Pcc (1921-2021), dando così vita allo slogan dei “Due cento”. Tuttavia, per realizzare tali obiettivi di crescita economica, fondamentali per preservare la legittimità politica del -partito, basata proprio sulla performance dell’economia cinese – e, più in generale, sul suo buon governo – Xi Jinping ha avuto bisogno di accentrare il potere politico per assicurarsi l’effettività delle riforme economiche strutturali di cui la Cina ha necessità.

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Credits Remko Tanis Flickr Account

Infatti, la salita al potere di Xi è coincisa con una fase di trasformazione dell’economia cineseidentificata come “new normal” che prevede, innanzitutto, il rallentamento del tasso di crescita del Pil rispetto ai valori a doppi a cifra degli scorsi due decenni, ma anche una transizione da un modello basato su esportazioni a basso costo e investimenti pubblici verso un nuovo approccio fondato sui consumi interni, una maggiore quota del settore dei servizi e una produzione di valore qualitativamente più alto. L’ostacolo che il presidente cinese deve affrontare, però, risiede nella necessità di chiudere o ridurre le imprese di stato indebitate, improduttive e affette da eccesso di capacità produttiva che costituiscono una fetta importante del modello economico della Cina della crescita miracolosa. Attorno a tali imprese di stato ruotano rendite economiche e politiche a livello centrale e locale che rallentano l’applicazione delle politiche di liberalizzazione. Come Xi Jinping era stato nominato all’interno di uno scenario di compromesso politico nella dirigenza politica cinese, allo stesso modo vi sono molteplici interessi convergenti all’interno dell’elite del Pcc nel mantenere lo status quo.

Per tali ragioni, Xi Jinping ha avviato la ormai celebre campagna anti-corruzione per eliminare avversari politici legati ad interessi economici consolidati rompendo il compromesso che lo aveva portato al potere, ha cercato di limitare la discrezionalità degli enti locali nell’applicazione delle direttive centrali e ha creato strutture di potere che accentrassero il meccanismo decisionale nelle sue mani, soprattutto tramite la creazione del Central leading group on comprehensively deepening reform, un organo di supervisione dell’iniziativa politica. Il riconoscimento di Xi Jinping come “centro” della leadership del partito è dunque coerente con questo processo di accentramento finalizzato a meglio controllare il potere politico per assicurare le riforme economiche.

Un momento di un Congresso passato- Credits Edourdoo Flickr Account

Un momento di un Congresso passato- Credits Edourdoo Flickr Account

I prossimi passaggi dell’agenda politica di Xi sono già delineati anche se l’esito, pure in questo caso, non è per nulla scontato. Xi Jinping, infatti, vedrà il suo mandato rinnovarsi nell’autunno 2017, in occasione del Diciannovesimo congresso del Pcc, e per allora Xi vorrà rafforzare il proprio potere inserendo uomini a lui fedeli nelle posizioni chiave del partito e, forse, persino indicando un nuovo premier al posto di Li Keqiang. Xi Jinping ha urgenza di ottenere il controllo del partito per non ritardare altrimenti le riforme economiche e dunque per non mancare gli obiettivi fissati per il primo centenario legato al Sogno Cinese che scadrà nel 2021. In caso contrario il rischio sarebbe quello di minare la capacità del Pcc di assicurare benessere economico, fondamento della legittimità del governo del Pcc. Sebbene definire Xi Jinping come “il nuovo Mao” è senza dubbio improprio, va però tenuto in considerazione il processo di accentramento del potere senza precedenti operato dall’attuale segretario generale.

Xi Jinping si sta così assumendo numerose responsabilità nell’assicurare il proseguimento della crescita del benessere economico della Cina a discapito di interessi economici consolidati, un tema che lo esporrà politicamente all’interno dell’elite del partito se non dovesse portare risultati in tempi brevi. Nel corso del 2016, infatti, si sono già registrati episodi di insofferenza nei confronti dello stile di leadership di Xi Jinping, un elemento che, paradossalmente, sembra aver accelerato l’azione di accentramento di Xi e la richiesta di una maggior disciplina all’interno del partito.

Filippo Fasulo, ISPI Research Fellow

Questo pezzo di Filippo Fasulo è stato pubblicato il 28 Ottobre sul sito di “ISPI Online, ed è scaricabile a questo link:http://www.ispionline.it/it/pubblicazione/sesto-plenum-xi-jinping-rafforza-la-sua-leadership-15905

Ringraziamo l’autore per averci consentito la pubblicazione