Focus UE- A una “Global Britain” contrapponiamo una “New Europe”

Sullo sfondo i due ultimi Primi Ministri inglesi, May e Cameron- Number 10 Flickr Account

Sullo sfondo i due ultimi Primi Ministri inglesi, May e Cameron, il passato dell’UE- Number 10 Flickr Account

Se Theresa May ha parlato al Congresso del Partito Conservatore di una “Global Britain”, con l’obiettivo di proiettare il proprio Paese su scala mondiale, noi della UE dobbiamo ripensare una nuova, sinergica, coesa, Unione Europea. Una “New Europe“, senza più legacci e limitazioni (molto spesso imposte proprio dal Regno Unito), orientata verso il futuro. Per questo motivo dobbiamo integrare sempre di più proprio la “nuova Europa”, quella che dal 2004 (e dal 2007 e 2013) è entrata a far parte dell’Unione Europea. L’Europa dell’Est, del’estremo Sud Mediterraneo, e dei Balcani. Nuove zone da integrare, e soprattutto cercare di capire, studiare, creando ponti di dialogo tra l’Europa Occidentale e quella del Nord e quella che per decenni è stata parte integrante o satellite dell’Unione Sovietica.

Europa centrale e orientale viste dallo spazio- NASA Flickr Account

Europa centrale e orientale viste dallo spazio- NASA Flickr Account

Questa è la nostra missione. Creare uno spazio comune non solo di merci, servizi e persone, ma di condivisione di ideali, idee, progetti, speranze. E se quelle della “nuova Europa” non fossero proprio le stesse di quella della “vecchia Europa”, che allora si ragioni insieme, dialogando, per mettere sullo stesso piano culture diverse. Se la base fondante della nostra Unione vuole essere il rispetto degli altri, e il multiculturalismo, allora facciamo del multiculturalismo e della diversità il motore dell’integrazione. L’Europa è stata per secoli terreno di guerre e battaglie proprio per la diversità: culturale, religiosa, economica, militare. Una Unione multiculturale sarebbe più forte, e aprendosi al suo Oriente sarebbe finalmente completa. Se nelle relazioni internazionali l’Oriente, rappresentato da un’Asia in profondo mutamento e crescita, rappresenta il nuovo che avanza, l’Est Europa come mercato di sbocco (ma non solo naturalmente, perché sarebbe limitante) delle aziende della UE occidentale, come motore di crescita dell’economia europea, come destinazione di nuovi investimenti, di lavoro per i nostri fratelli italiani, spagnoli, greci e francesi in difficoltà può giocare al contempo un ruolo trainante. Nuovo orizzonte di sviluppo economico e di arricchimento culturale. Spesso molti coetanei non sanno neanche indicare sulla cartina i Paesi dell’Est. Conoscerli vorrebbe dire diventare un pò più europei.

Quindi fondare la politica esterna dell’Unione proprio sulle sue nuove periferie: a Est di riavvicinamento con la Russia di Putin con lo sguardo al’Eurasia e alla Cina, e nel Mediterraneo con l’Africa del Nord nell’attesa di una decisione condivisa e definitiva sul problema dell’immigrazione. Potreste affermare: ma sono proprio i Paese dell’Est, riuniti del “Gruppo di Visegrad”, di cui Orban, Primo Ministro Ungherese dal 2010, è leader, a contestare e a mettere in discussione la solidarietà e la condivisione, in particolare nel caso dei migranti. Bene, allora il risultato di ieri del Referendum in Ungheria a me infonde speranza. Vedo il bicchiere mezzo pieno: il popolo ungherese ha detto no al tentativo di chiusura ulteriore delle frontiere, alla non accoglienza, all’indifferenza. Una sconfitta non per l’Europa, ma per Orban, che dovrebbe dimettersi. E se lui oggi afferma di “voler andare avanti lo stesso”, lo farà con una sconfitta alle spalle e indebolito.

Le divisioni interne dell’Europa, secondo le Nazioni Unite- Credits Wikipedia

Una “Global Britain”, che lasci l’Unione il prima possibile, e non, invece, a partire da Marzo 2017, come la May ha affermato, potrebbe quindi risultare una piccola bretagna, se Scozia e Irlanda del Nord volessero in futuro uscire dal Regno Unito e avvicinarsi all’Unione Europea. In un mondo che vede determinanti per emergere su scala globale anche peso demografico, grandezza fisica e forza militare (non solo finanziaria e tecnologica quindi), non resta che avvicinare ulteriormente i Paesi Membri rimasti,andare avanti, lasciare gli ormeggi di una dipendenza atlantica asfissiante e credere in se stessi, aprirsi ad Est al proprio interno e a Oriente, riavvicinandosi alla Russia e alla Cina.

Marco Bonaglia per Vivere Liquido

cc-vl