Focus UE- Che fine ha fatto la Grecia?

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Informal meeting on Greece in the margin of the European Council – Credits: European Council President – 19 marzo 2015

Percorsi europei: impatto della crisi del debito greco sulla deriva dell’Unione Europea

Fino all’anno scorso, l’argomento della crisi del debito greco appariva continuamente fra i titoli di testa, facendo molto parlare, soprattutto a causa degli interrogativi che essa portava con sé. Tra questi interrogativi, i più evidenti furono, e sono in realtà tuttora, i più urgenti e significativi: la crisi avrebbe portato all’uscita della Grecia dall’Europa? E soprattutto, che ne sarebbe stato della Grecia e dei greci?
Tra le righe di queste domande, tuttavia, iniziava a farsene sentire un’altra, forse meno evidente, ma di più ampio respiro, in quanto coinvolgeva l’Europa nel suo insieme: che impatto avrebbe avuto la crisi del debito greco sulla definizione stessa di Europa? La risposta poteva essere data solo dall’andamento dei negoziati e dall’atteggiamento degli attori in gioco. Ci si domandava se l’Europa si sarebbe prodigata a salvare una propria “regione” per il bene dell’Unione, preservando una parte per mantenere il tutto, giacché in una nazione sarebbe impensabile figurarsi di richiedere la separazione di una regione, laddove questa non avesse tenuto un comportamento virtuoso.

Ma l’Europa non è una nazione, e la vicenda non ha fatto altro che dimostrare che chi teorizza l’avvento prossimo degli Stati Uniti d’Europa per ora è ben lontano dalla realtà. Infatti, mai quanto allora, emerse il divario delle visioni sul futuro dell’Unione, tra cui spiccava un attore, la più grande economia in Europa, nonché una tra le più esposte al debito greco: la Germania, la quale aveva di fatto la forza per condurre le trattative e imporsi in queste. Il ruolo della Germania nell’Unione Europea è tuttora enigmatico, poiché le viene richiesto di giocare il ruolo di egemone, di cui, per ragioni storiche e culturali, non sembra volersi fare carico. La Germania in Europa si muove come un gigante solitario, che presta più attenzione a seguire una propria, isolata via, piuttosto che a porsi come esempio e guida per gli altri paesi europei. Ciò è anche dimostrato dal fatto che la formidabile economia tedesca, ad altissimo livello tecnologico e industriale, esporta per circa il 47% del proprio pil, e la maggior parte della produzione teutonica è acquistata da paesi europei. Questo comporta un costante afflusso di denaro da questi paesi, che si trovano quindi in una condizione svantaggiata di dipendenza, mentre le loro finanze vengono lentamente drenate.

Exhaustion - Credits: Giannis Angelakis - 23 novembre 2012

Exhaustion – Credits: Giannis Angelakis – 23 novembre 2012

La crisi del debito greco non venne affrontata come un problema da risolvere “in famiglia”, bensì come un cancro da cui cercare di liberarsi: da qui la proposta di una Grexit. Si noti come le circostanze in cui si iniziò a parlare di Grexit fossero profondamente diverse rispetto a quelle che portarono alla Brexit, come possiamo ora constatare a posteriori. Nel caso della Grecia si sarebbe trattato quasi di un’espulsione, mentre per il Regno Unito è stata un’uscita volontaria e tendenzialmente non caldeggiata dagli altri membri. Il timore che l’uscita della Grecia dall’Unione ne avrebbe minato le fondamenta, evento poi appunto verificatosi con la Brexit, aveva da solo già rimesso in discussione le basi dell’Unione, insieme all’ideologia fondante di quella che fu la Comunità Europea. Questa si basava, infatti, sulla convinzione che i legami e le interdipendenze commerciali in Europa avrebbero portato a una visione comune e armoniosa sul futuro, e in sostanza avrebbero eliminato la conflittualità tra i paesi in Europa.

La realtà dei fatti mostrò uno scenario disilluso e tristemente già visto: il riaffiorare di stereotipi sopiti, dove tra tedeschi e greci gli uni venivano chiamati nazisti e gli altri fannulloni. I greci che si sentivano oppressi da richieste irrealizzabili di saldare il debito quanto prima, mentre il Ministro delle finanze tedesco Schäuble (pronuncia: Sciòible) proponeva incalzante una politica di austerity, dimostrando una miopia che nel lungo periodo avrebbe avuto un forte impatto sull’economia reale e sulla vita quotidiana dei greci, giacché i tagli imposti misero in difficoltà diversi settori fondamentali, tra cui la sanità. Un’argomentazione spesso mossa contro le misure di austerity suggeriva che sarebbe forse stata più auspicabile una politica volta a sostenere la crescita e l’occupazione, piuttosto che incentrata sui tagli per ottenere fondi nell’immediato. La Grecia è tra i paesi in Europa in cui è più difficile trovare lavoro, dove oggi un giovane su due è senza lavoro.
La danza dei negoziati mise in ginocchio la Grecia, portando anche il sospetto che l’azione della troika stesse superando la soglia del rispetto della sovranità nazionale, prezzo da pagare per permettere l’approvazione di un nuovo piano di bailout, che permettesse alla Grecia di restare nell’Eurozona.

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Deriva – Traghetto Atene-Kythira – Credits: Simone Rivetta

Non si nega che il debito greco abbia posto le radici durante un lungo periodo di decisioni sbagliate prese da un governo che ha spesso cercato di “nascondere lo sporco sotto il tappeto”, non essendo estraneo a corruzione e pratiche di clientelismo. Ciò nonostante, in molti si aspettavano una risposta diversa alla crisi da parte dell’Unione Europea, una risposta più rassicurante e matura, degna, appunto, di un sistema che decida di chiamarsi “unione”. L’Europa, invece, decise ancora una volta di affidarsi ai tecnocrati, pensando di poter gestire le faccende europee con gli strumenti del contabile. Se la rotta tenuta dall’Unione nel futuro resterà analoga, questa non potrà che restare un’unione commerciale zoppicante, rendendo così la visione di un continente con un comune senso di appartenenza nient’altro che un’ingenua illusione.

Simone Rivetta per Vivere Liquido

CC VL