Asian Liquids- Rodrigo Duterte e Filippine, nuovi protagonisti

Il Mar Cinese Meridionale: tensioni e nuovi sviluppi

Credits US Pacific Fleet Flickr Profile

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Un mare di interessi – Negli ultimi decenni il Mar Cinese meridionale è stato il teatro di diverse tensioni nell’ambito delle relazioni internazionali. Come scrive Bill Hayton «the south China sea is the first place where chinese ambition has come face to face with American strategic resolve».
Basti pensare che in questa area sorgono cinque tra i più grandi porti al mondo: Aberdeen (Hong Kong), Shenzhen (Cina), Guangzhou (Cina), Shanghai (Cina) e Singapore. Il traffico marittimo e il volume di trasporto dei containers (parametro di misura nella classificazione dei porti) hanno un peso rilevante nell’economia di tutto il Sud-est asiatico. Tre delle così dette “tigri asiatiche” si affacciano su questo mare (Taiwan, Hong Kong e Singapore) che ormai ospita anche importanti hub aeroportuali e la città mondiale del gioco d’azzardo Macao.

Credits Wikipedia South China Sea page

Credits Wikipedia South China Sea page

Le pretese territoriali – L’origine delle pretese territoriali nell’area è successivo alla Seconda Guerra Mondiale, ma le cause possono essere ricercate nelle conquiste coloniali europee. La conquista francese dell’Indocina e l’inserimento delle potenze occidentali nelle guerre di inizio Novecento tra Cina e Giappone hanno spesso alterato gli equilibri.  I rapporti tesi tra Cina e Taiwan sono parzialmente ascrivibili ad alcune dispute territoriali, tra cui quelle sulle isole Zhongsha. Queste isole furono scoperte solo nel 1907 dai giapponesi (Taiwan all’epoca era occupata dal Giappone), ma i cinesi boicottarono le merci nipponiche e cercarono di dimostrare l’appartenenza delle isole all’impero cinese. L’importanza economiche delle isole nel 1907 era determinata dalla presenza sull’isola di guano utilizzabile come fertilizzante, mentre ad oggi è rappresentata dalle risorse ittiche e dall’installazione di sistemi di acquacoltura.  
Diverso è il discorso per quanto riguarda le Isole Spratly contese da Filippine, Vietnam e Cina. I giacimenti petroliferi scoperti negli ultimi anni hanno accresciuto le conflittualità nell’area anche a causa dell’inserimento di multinazionali specializzate nell’estrazioni del greggio. La Cina nel 2015 ha costruito una pista d’atterraggio su un atollo artificiale per consentire ai propri aerei militari di sorvolare la zona. Gli statunitensi, a tutela dei propri interessi petroliferi, hanno deciso insieme al Giappone di fare dei pattugliamenti di controllo con navi militari.

La decisione del Tribunale dell’Aia – Le isole Paracel situate tra Vietnam e Filippine sono invece amministrare dalla Cina dal 1974 quando furono occupate con la forza. I cinesi hanno costruito porti e un aeroporto per poter sfruttare i ricchi giacimenti di petrolio e gas naturale.  
Manila si è affidata alla diplomazia per far valere i propri diritti, in particolar modo su Scarborough. La definizione di scoglio o isola comporta anche il controllo delle acque territoriali, 12 miglia nel primo caso, 200 miglia nel secondo.
Il Tribunale di arbitrato dell’Aia nel luglio del 2016 ha decretato che Scarborough è uno scoglio e che la Cina non ha nessun diritto sulle isole nel Mar Cinese Meridionale. Spratly Islands e Scarborough Shoal escono almeno formalmente dall’orbita cinese, ma la vicenda con tutta probabilità non finirà qui.

Un nuovo Presidente per l’Arcipelago

Il Presidente Duterte- Credits Davao Today Flickr Profile

Il Presidente Duterte- Credits Davao Today Flickr Profile

Duterte nuovo presidente delle Filippine – Il 30 giugno si è aperta una nuova era nella politica delle Filippine con l’insediamento del nuovo presidente Rodrigo Duterte. L’ex sindaco di Davao si è aggiudicato il 39 % dei voti, mentre allo sfidante Mar Roxas, esponente del Partito Liberale delle Filippine, andavano solo il 23 % dei voti. Una vittoria schiacciante che dimostra l’efficienza della campagna elettorale di Duterte incentrata sul tema della sicurezza. Lascia il palazzo presidenziale invece, Benigno Equino III, in carica dal 2010 e autore di una politica piena d’ombre e favoritismi ai propri collaboratori. Il popolo filippino si aggrappa così per il cambiamento ad un uomo nuovo, dal carattere di ferro e deciso, ma anche dalle scelte estreme.

La fama da giustiziere – Un articolo del “Time” del 2002 soprannominava Duterte “The Punisher”, ovvero “Il Castigatore” per i suoi metodi efficaci e piuttosto drastici. Duterte, all’epoca sindaco di Davao, una delle città più importanti delle Filippine, veniva descritto in jeans e camicia, seduto nel suo bar preferito, con un bicchiere di Brandy in mano e una calibro 38 nei pantaloni. La città sotto il suo mandato ha subìto una rapida trasformazione, da importante nodo della criminalità e del traffico di droga a città tra le più sicure al mondo. Risultato efficiente, ma ottenuto spesso con sparatorie e metodi da giustiziere. Lo stesso Duterte era solito farsi vedere di ronda a bordo della sua Harley Davidson, sempre con la pistola a portata di mano. La promessa in campagna elettorale per la presidenza era stata quella di uccidere 100000 criminali. E i posti di lavoro? Per Duerte è molto semplice. “Aprite le imprese di pompe funebri”.

Credits- Andy Enero Flickr Profile

Credits- Andy Enero Flickr Profile

Un personaggio eccentrico – L’eccentricità del personaggio ha spesso causato motivi di imbarazzo a livello internazionale. Come quando spesso si lascia andare a commenti misogini o come quando definì Papa Francesco “figlio di p…” , reo di aver causato problemi di traffico nel gennaio del 2015 nella sua visita alle Filippine. Di uscite di questo genere ce ne furono diverse. La cronaca ad esempio riporta come qualche anno fa Duterte fece mangiare una sigaretta ad un turista che aveva violato il divieto di fumare in un ristorante.

Nuovi equilibri nel Mar Cinese meridionale? – Il futuro dello stato del Sud-est asiatico passerà nel bene o nel male dalle decisioni di Duterte. Le Filippine, da una parte devono risolvere gravi problemi interni come il traffico di droga, le disparità sociali e i movimenti indipendentisti e centrifughi della popolazione musulmana soprattutto a Mindanao. Il “Moro Islamic Liberation Front” negli ultimi anni ha dimostrato di essere un attore importante nel già precario equilibrio sociale. Anche in campo religioso il neo-presidente mantiene un politica ambigua che tende alla laicità dello stato senza tuttavia danneggiare la maggioranza cattolica del paese. In campo estero sarà interessante osservare l’evolversi dei rapporti con la Cina, spesso tesi in questi ultimi anni. Il teatro principale sarà il Mar cinese meridionale, dove i due paesi si contendono alcuni territori. La sentenza di pochi giorni fa del Tribunale di arbitrato dell’Aia ha decretato che la Cina non ha nessun diritto sulle isole nel Mar Cinese Meridionale. Spratly Islands e Scarborough Shoal escono almeno formalmente dall’orbita cinese, ma la vicenda con tutta probabilità non finirà qui. E Duterte potrebbe anche pronunciarsi sulla questione come è solito fare.

Marco Rizzo per Vivere Liquido

CC VL