VL Trips- USA 2016, una campagna presidenziale anomala

Quello che pensano ironicamentein un bar di Brooklyn- Credits Marco Bonaglia

Forse perché New York non è un campione di riferimento per capire gli Stati Uniti, o forse perché ne potenzia i vizi e le virtù più viscerali allontanandosi dalla media americana, due settimane tra le sue strade non sono certo abbastanza per capire da che parte stia andando un Paese. Ma ho potuto percepire qualcosa tra la gente, grazie alle conversazioni avute con gli americani. La campagna elettorale 2016 per le elezioni del Presidente degli USA è particolare, mi hanno detto molto diversa rispetto a quelle passate. Forse per la prima volta dopo tanti anni i due candidati dei principali partiti non convincono appieno. Anche se New York vota democratico da decenni, la Clinton non sfonda. Trump è visto come fumo negli occhi, forse perché i newyorchesi lo conoscono bene, visto che la carriera del magnate è iniziata proprio a New York City. Eccovi alcune riflessioni e fotosulla campagna elettorale USA 2016. 

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USA 2016 Trump v.s. Clinton- Credits Marco Bonaglia

La campagna elettora più pazza della storia- Clinton v.s. Trump, impressioni da New York

In un ristorante gestito da una siciliana e da un ragazzo rumeno mi è stato detto inoltre che questo è anno di elezioni, e nessuno si sbilancia più, in attesa del risultato del primo martedì di novembre, che porterà a più di trecento milioni di americani il primo presidente donna o il primo presidente a non aver mai ricoperto incarichi pubblici. Hillary Clinton o “The Donald” Trump, i vecchi “amici”, due storie d’America molto diverse ma per certi versi simili. A New York, come mi ha detto di fronte a una buona Brooklyin Lager il mio amico Eric, la politica è un “hot botton topic”, o meglio un argomento delicato, che si lascia alla fine dopo alcune birre o che si tralascia del tutto, pur di avere una conversazione amichevole con chi ci sta di fronte. Per questo motivo non ho visto quasi nulla che rimandasse alla campagna, se non i souvenir che potrete osservare in questo post, in puro stile americano, alla ricerca del business, con intelligenza e inventiva, qualunque sia l’argomento. Un “hot topic” per le conversazioni quindi, ma un tema sempre utile per fare soldi. Il business è il business, e Trump soprattutto è un personaggio che può essere sfruttato commercialmente, data la sua popolarità, stravaganza, ma anche le curiosità della sua storia americana e dei suoi successi imprenditoriali. Quando ho provato a domandare ai newyorchesi che cosa ne pensassero delle elezioni, mi hanno risposto controvoglia, imbarazzati, come se questa tornata elettorale sia anomala e strana, con due personaggi conosciuti e riconoscibili ma al contempo non amati. In molti ho avvertito un senso di tristezza, e alcuni mi hanno detto che rimpiangeranno il Presidente di Chicago, Barack Obama. Così accademico, così freddo a volte ma concreto, serio, presidenziale. Anche quando non ha compiuto la scelta più azzeccata, specialmente in politica estera, Obama è apparso un politico di cui potersi fidare. Clinton e Trump non sembrano, agli occhi dei newyorchesi, avere questa caratteristica. Quando ho avuto l’opportunità poi di avventurarmi all’esterno di NY, per fare un giro turistico a Philadelphia, dove poche settimane fa si era svolta la Convention del Partito Democratico, le risposte non sono state diverse da quelle newyorchesi. Due ragazze mi hanno parlato della folla di gente rimasta all’esterno del Convention Center, sostenitori di Bernie Sanders o protestanti, che non erano convinti della candidatura di Hillary Clinton o non si rispecchiavano nelle scelte del proprio partito. Le ragazze mi hanno confermato poi un’impressione precedente: si sentivano in difficoltà a parlare con uno straniero della campagna elettorale, e una di loro mi ha proprio detto questo: “embarassing campaign”, campagna imbarazzante.  

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Credits Marco Bonaglia

Girando per la città ho potuto inoltre constatare un fatto. Se da una parte i cittadini sembravano convinti sostenitori del Partito Democratico, dall’altro parlavano sempre e solo di Trump. E i manifesti, i poster e le scritte che ho fotografato, così come gli oggetti venduti nei negozi, i libri di politica sponsorizzati, erano quasi sempre incentrati sul fenomeno Trump. Di Clinton non ho quasi mai sentito parlare, così come non ho letto un singolo titolo sui giornali della città, New York Times, Daily Mail e New York Post. Sempre e solo Trump ovunque. Anche in televisione, che guardavo la sera, tornato in camera di hotel dopo numerosi chilometri percorsi per le strade, i commentatori e gli ospiti delle trasmissioni se non si occupavano di Rio2016 erano concentrati nel descrivere l’ennesima gaffe del candidato Repubblicano, spesso definito “unfit” per governare, inadatto a ricoprire la carica di Presidente.

Maglietta "Feel the Bern"- Credits Marco Bonaglia

Maglietta “Feel the Bern”- Credits Marco Bonaglia

La figura di Bernie Sanders inoltre mi è sembrata ancora presente tra le strade di New York, anche dopo la nomina della Clinton a candidata ufficiale del Partito Democratico. Libri, opere di street art e conversazioni con la gente mi hanno fatto capire che Sanders ha lasciato un segno, in particolare tra i giovani, come esempio di politico eccentrico ma nonostante l’età nuovo, portatore di idee forse poco attuabili ma di forte impatto tra la gente, molto liberal, quasi “socialiste”, incisive. Quando ho indossato la maglietta “Feel the Bern”, che ritraeva un Sanders alla guida del pulmino Wolkswagen numero 16 (come l’anno delle elezioni), la gente mi ha guardato con un sorriso, e diverse persone mi hanno detto “I like your shirt man”. All’interno del Palazzo dell’ONU due dipendenti mi hanno addirittura fatto le congratulazioni per l’acquisto. E quando pronunciavo “Feel the Bern” le persone reagivano divertite, ma mai contrariate, come è accaduto quando chiedevo informazioni su Trump.

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L’ultima immagine della vacanza, diretta della CNN- Credits Marco Bonaglia

Quale sarà il risultato quindi? Sicuramente a più di due mesi dalle elezioni è impossibile dirlo. A giudicare dall’attenzione dei media per Trump e dalla rabbia/odio/disgusto delle gente di New York per il candidato repubblicano, che non fanno altro che alimentare la campagna stessa di “The Donald”, sarà una dura battaglia e nei prossimi mesi ne vedremo delle belle. Negli ultimi giorni l’alluvione in Lousiana, le gaffes di Trump e il reshuffle che ha compiuto nel suo team elettorale, ma anche i presunti problemi di salute di Hillary e quelli legati alle sue email non consegnate o cancellate quando era Segretario di Stato e, infine, la crescita dei consensi per il candidato del Partito Libertariano, Gary Johnson, ex Governatore repubblicano del New Mexico e possibile terzo candidato chiave (non per la vittoria finale, ma per decretare chi tra Clinton e Trump possa spuntarla) rendono la competizione molto incerta. Trump sembra aver superato una fase molto delicata della campagna, che ha caratterizzato l’ultimo mese e che ha rischiato di comprometterlo in modo decisivo, mentre Clinton, dopo la richiesta di un Giudice di pubblicare altre nuove 15 mila email prima delle elezioni, potrebbe incappare in difficoltà serie. Un ruolo centrale, più che i programmi elettorali, potrà essere giocato dalle personalità dei candidati, e dalla loro capacità di convincere i membri dei loro stessi partiti, sedotti da altri candidati durante le primarie (come Sanders e Cruz o Rubio). Clinton più che sul fattore (storico) del genere, ovvero sul fatto che sia la prima candidata donna di un grande partito e quindi con possibilità concrete di essere eletta Presidente, dovrebbe a mio avviso puntare su esperienza e curriculum, mentre “The Donald” spostarsi verso il centro, abbandonando i toni irreali delle primarie, in particolare relative all’immigrazione, e trasformarsi in un candidato più credibile. Ma forse per attuare questi cambiamenti è troppo tardi.

Immagini delle campagna: gadget, volantini, street art e libri di USA 2016

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Rilassarsi come Bernie Sanders, il candidato alle Primarie democratiche sconfitto da Hillary Clinton- Credits Marco Bonaglia

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Credits Marco Bonaglia

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Il libretto rosso di Trump- Credits Marco Bonaglia

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Il libretto rosso di Trump- Credits Marco Bonaglia

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Credits Marco Bonaglia

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Volantino dellEast Village- Credits Marco Bonaglia

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Volantino nellEast Village- Credits Marco Bonaglia

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La maglietta di House of Cards per le presidenziali- Credits Marco Bonaglia

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Il libro “Armageddon”- Credits Marco Bonaglia

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La copertina di un “free press” di New York- Credits Marco Bonaglia

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Il libro “Huge”- Credits Marco Bonaglia

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Il gadget “testa di plastica di Trump”- Credits Marco Bonaglia

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Tazzina “Huuuuge”- Credits Marco Bonaglia

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Calze di Trump e Clinton- Credits Marco Bonaglia

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Modellino Bernie Sanders- Credits Marco Bonaglia

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Maglietta “Ce la possiamo fare” con Clinton- Credits Marco Bonaglia

Copertina del “Time” sulle difficoltà recenti di Trump- Credits Marco Bonaglia

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Libro di Trump- Credits Marco Bonaglia

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Copertina di Newsweek- Credits Marco Bonaglia

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Pupazzo “Billary Clinton”- Credits Marco Bonaglia

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Modellino Trump- Credits Marco Bonaglia

Marco Bonaglia per Vivere Liquido

CC VL