Asian Liquids- La “Act East Policy” di Modi e le relazioni India-USA nel contesto asiatico

Credits Global Panorama Fickr Account

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“La “Act East policy”di Modi e le relazioni India-USA nel contesto asiatico”, è il primo di una serie di articoli sul progetto “Containment”, che si concentra sulla nuova politica americana e dei suoi alleati volta a limitare l’ascesa della Cina in Asia, nel nuovo “Secolo Pacifico”. I Focus saranno su India, Vietnam, Giappone e Filippine, oltre che sulle possibili implicazioni regionali della vittoria a novembre della candidata democratica alla Casa Bianca ed ex Segretario di Stato Hillary Clinton, co-autrice del nuovo termine della politica estera statunitense “Pivot to Asia”. 

Da maggio 2014 Narendra Modi è il leader indiscusso dell’India. Tutto questo grazie alla vittoria schiacciante alle elezioni generali indiane del 2014, che gli ha garantito il diritto di governare la più grande democrazia del pianeta a capo della coalizione “Alleanza nazionale democratica” (il Partito di cui è presidente, il Partito Popolare indiano, o Bharatiya Janata Party, ha conquistato il 31,3% dei voti e il 52% dei seggi, ben 282, mentre l’Alleanza ne ha conquistati in totale 336). Il Partito di Sonia Ghandi, il Congresso Nazionale Indiano, fortemente punito dagli elettori dopo dieci anni di governo, ha ottenuto soltanto 45 seggi nella “Lok Sabha”, la Camera bassa del sistema bicamerale indiano. In quanto probabilmente Primo Ministro indiano più forte degli ultimi decenni, grazie alla solidità dei risultati elettorali, Modi non ha esitato a delineare una svolta in politica estera, lanciando diverse iniziative che intendono affermare il ruolo di potenza crescente indiana in Asia e nel Mondo. A Cina e Stati Uniti, che stanno investendo grandi risorse economiche, militari e diplomatiche nella regione Asiatica, si è aggiunta anche un’India più assertiva, guidata da un Primo Ministro “globe trotter”, capace di compiere nei primi 100 giorni del proprio mandato visite in Bhutan, Nepal, Giappone, Stati Uniti, Myanmar, Australia e Isole Fiji.

Credits sandeepachetan.com travel Flickr Account

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I capisaldi della nuova politica estera indiana guidata da Narendra Modi sono l'”Act East Policy“, la “Neighboorhood first Policy“, lo “Indian Ocean outreach“, il “Progetto Mausam“, correlati da una politica di cooperazione con le Isole del Pacifico, una Diplomazia basata su una “nuova, incrementata, rapidità” e il coinvolgimento di Stati e Città indiani nella diplomazia e nella promozione dell’India nell’arena internazionale. Ma è in particolare la prima politica sulla quale Modi punta molto dal punto di vista strategico e diplomatico. Se analizziamo i termini scelti, inoltre, la “Act East Policy” sembra speculare alla politica del “Go West” e della “Nuova via economica della Seta” lanciata dal Presidente cinese Xi Jinping negli ultimi anni. Se infatti l’India intende spingersi verso est, l’Asean e i vicini orientali, la Cina (storica rivale nella Regione dell’India) vuole proiettarsi verso l’Asia centrale e, in ultima istanza, verso l’Europa, attraverso una rinnovata rete diplomatica e commerciale e il dispiegamento tattico delle aziende di Stato cinesi. Due facce della stessa medaglia: l’obiettivo comune è sviluppare alleanze e partnership economiche e diplomatiche per garantirsi il dominio regionale, da cui spiccare il volo verso il palcoscenico internazionalep. E’ infatti l’Asia il luogo dove si gioca la partita principale per gli equilibri futuri dello scacchiere mondiale. Xi Jinping e Modi, con il loro attivismo, assieme a Abe in Giappone, i membri dell’Asean e Putin in Russia, sembrano averlo capito bene, e stanno muovendosi rapidamente per agguantare il primo posto nella gara continentale.

Credits Wikipedia

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Quando si considera la “Act East Policy”, non bisogna dimenticare che non è la prima volta che un Primo Ministro indiano tenta di rivolgersi a Oriente. Lo ha già fatto nel 1992 l’allora Premier Narasihma Rao, quando propose la “Look East Policy (LEP)”. Ma secondo Ashok Sajjanhar, del sito “The Diplomat”, la “Act East policy” ha diversi elementi che consentono di affermare che Modi ha fatto molto per rilanciare la politica del ‘92 e di aggiungere nuove caratteristiche ad essa. Innanzitutto  l’India di Modi è molto lontana da quella dell’inizio degli anni novanta del secolo scorso. Nei rapporti commerciali in particolare con l’ASEAN le cifre sono diventate di assoluto rilievo. Da i 2 miliardi di dollari di venticinque anni fa ai 12 miliardi di dollari del 2002, fino 72 miliardi del 2012, l’evoluzione e la crescita dell’interscambio commerciale si è dimostrata consistente e notevole. Se negli anni successivi al 2012, a causa della crisi economica internazionale e in seguito di quella dell’Eurozona si è verificato un rallentamento, Modi dal 2014 in avanti ha voluto dare nuovo slancio ai rapporti con l’ASEAN. Negli ultimi due anni infatti sono state numerose le visite nei paesi membri ASEAN da parte delle tre cariche più importanti indiane: presidente, vice-presidente e primo ministro si sono recati in visita in 9 dei 10 paesi membri. Il ruolo principale è stato svolto da Modi, che ha preso parte ai Summit India-ASEAN e che l’anno scorso a Kuala Lumpur ha promesso 1 miliardo di dollari per sostenere la connettività, la cultura e il commercio tra le due controparti. Come sostiene Sajjanhar i rapporti bilaterali si sono ampliati da una semplice intesa commerciale a veder coinvolti anche i temi della sicurezza, della lotta al terrorismo, e di collaborazione politica, strategica e difensiva. Sul fronte economico, l’India si sta impegnando a far implementare l’Accordo di libero scambio sugli investimenti e i servizi con l’ASEAN, oltre che a portare a compimento la “Regional Comprehensive Economic Partnership (RCEP)”, accordo che possa includere gli Stati dell’ASEAN, più India, Sud Corea, Giappone, Australia, Nuova Zelanda e anche la Cina, esclusa invece dell’accordo voluto dagli Stati Uniti denominato “Trans Pacific Partnership Agreement (TPPA)”.

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Gli Stati coinvolti nella RCEP- Credits Wikipedia

Un elemento determinante nella politica estera di Modi è anche il rafforzamento della partnership con gli Stati Uniti guidati da Barack Obama. Lo scorso maggio Modi si è recato in visita negli USA e ha tenuto un discorso in inglese al Congresso, un onore nei decenni riservato a pochi Capi di Stato.  L’evento è ulteriormente significativo perché per quasi un decennio a Modi era stato negato il visto per entrare negli Stati Uniti a causa dei suoi insuccessi (quando era Governatore del Gujarat) nel bloccare proteste ad opera di cittadini induisti che portarono alla morte di centinaia di musulmani nel 2002. Dal 2014 Modi ha saputo recuperare “il tempo perduto”, compiendo ben quattro visite negli Stati Uniti, il Paese che il Primo ministro ha visitato più volte dalla sua elezione, mentre ha incontrato il Presidente Obama sette volte, puntando a rafforzare le relazioni bilaterali tra le due più grandi democrazie del mondo.

A livello economico, lo scambio commerciale tra India e USA si è attestato nel 2015 a 107 miliardi di dollari, mentre gli americani hanno venduto armi agli indiani per un totale di 14 miliardi di dollari. Ma è in Asia che la relazione bilaterale può portare a risultati interessanti, soprattutto per gli statunitensi. L’India è un partner strategico in una Regione in cui stanno rafforzandosi nuove sfide alla sicurezza globale, e tra queste, agli occhi degli USA, è fondamentale l’accresciuta assertività cinese nelle dispute del Mar Cinese Meridionale. L’India, se interessata come gli USA a difendere la libertà delle “SLOCs”, o Vie di comunicazione via mare, per il suo commercio con i membri dell’ASEAN, è altresì impegnata in una disputa con la Repubblica Popolare circa 1200 chilometri quadrati di territorio al suo confine con lo Stato cinese. I cinesi infatti lo reclamano come proprio, e in passato le tensioni sono state molto alte. Disporre di un “Major Defense Partner” nella Regione, così come è stata definita l’India da Washington, ovvero un partner di rilievo per quanto concerne la sicurezza, è sicuramente strategico per gli americani, nell’ottica del “containment” operato nei confronti della Cina.

Credits Narendra Modi Flickr Account

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L’intensificarsi delle relazioni bilaterali India-USA e l’implementazione della “Act East Policy” voluta da Modi possono essere cruciali nel panorama asiatico, soprattutto per l’attore emergente a livello regionale, la Repubblica Popolare Cinese. Nei prossimi mesi seguiremo l’evolversi della politica asiatica indiana, anche e soprattutto in vista del viaggio di Modi ad Hangzhou, il prossimo settembre, per partecipare al G20 nella città cinese.

Marco Bonaglia per Vivere Liquido

CC VL