Focus World- I “Next eleven” e il ruolo crescente del regionalismo nelle relazioni internazionali

Stato dell'integrazione economica mondiale/ Credits Wikipedia

Stato dell’integrazione economica mondiale/ Credits Wikipedia

In un mondo in cui il regionalismo politico ed economico è sempre più importante (ne sono un esempio la crescita del ruolo delle organizzazioni regionali come l’ASEAN, l’APEC, la Shanghai Cooperation Organization e, anche dopo la Brexit, dell’Unione Europea), secondo il politologo Fareed Zakaria, host storico sulla CNN del programma “GPS” e autore del libro di successo “The Post American World“, i prossimi decenni saranno determinati dal “the rise of the rest”, ovvero dalla crescita degli “altri” Stati, coloro che potranno beneficiare dei vantaggi della globalizzazione e dell’integrazione economica e finanziaria, uscendo dall’anonimato e guidando la crescita mondiale, quando America e Unione Europea non terrano gli stessi tassi di crescita del passato. Gia all’inizio degli anni “zero”, l’allora dirigente della Goldman Sachs Jim O’Neil coniò nella propria pubblicazione dal titolo “Building Better Global Economic BRICs” l’acronimo “BRIC”, passato alla storia perchè in grado di creare una categoria di nuovi protagonisti dal sistema internazionale: Brasile, Russia, India e Cina, ognuno dei quali portatrice di una cultura e di una storia profondamente diversi, venivano accumunati dalla crescita puramente economica. Nel 2010 ad essi si aggiunse il Sud Africa, e una “S” divenne parte integrante dell’acronimo, coinvolgendo per la prima volta nel gruppo un Paese africano in allora forte ascesa (i Mondiali di calcio del 2010 rappresentarono forse il culmine della crescita sudafricana, che rallentò drasticamente negli anni successivi).

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Quindici anni dopo la pubblicazione di O’Neil, cosa resta dei BRICS? Negli anni ogni membro dell’acronimo ha proseguito in modo autonomo il proprio cammino di sviluppo, e ognuno di essi sembra oggi se non in difficoltà, almento in una fase critica per la propria storia. La crisi finanziaria globale ha colpito duramente Sud Africa, Brasile e Russia, Stati messi alla prova anche da corruzione galoppante, caduta dei prezzi del petrolio e del gas sui quali la loro economia si basava e da sistemi politici non propriamente democratici, che hanno consentito azioni come quella di Putin in Crimea. La Cina dal 2012 guidata da Xi Jinping e Li Keqiang sta attraversando una fase cruciale: il modello di sviluppo incentrato sulle esportazioni ha ormai i momenti contati, e la “quinta generazione” di leader del Partito Comunista al potere sta cercando di puntare sui consumi interni. L’India di Nerenda Modi convive anch’essa con una ristrutturazione della propria economia, che il Primo Ministro vuole aprire maggiormente agli investimenti esteri (tentativo che affianca a un grande attivismo in politica estera, basti pensare ai viaggi di Modi negli USA, che hanno riscosso grande successo popolare), ma anche se il Paese sembra essere meglio degli altri, come sostiene Jason Burke del Guardian sono tuttavia ancora presenti divisioni interne e ostacoli che potrebbero rendere lo sviluppo più difficile. I BRICS nel 2014 hanno annunciato di voler creare una ” Nuova banca di sviluppo“, che è diventanta operativa lo scorso anno, mentre l’incontro del 2015, a Ufa, città della Repubblica di Baschiria, in Russia, ha riunito anche i partecipanti alle riunioni della Shanghai Cooperation Organization. L’ottavo meeting si terrà quest’anno invece in India, nella città di Khajuraho, dal 31 agosto al primo di settembre.

Credits en.kremlin.ru website

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Per questo motivo, ritornando a ciò che sostiene Zakaria, sarà cruciale per la crescita economica mondiale il ruolo degli “altri” oltre i BRICS. O’Neil coniò quindi un nuovo termine: nel 2005 si inventò la definizione di “next eleven” (abbraviato in  N-11). Essi sono, in ordine alfabetico: Bangladesh, Egitto, Indonesia, Iran, Messico, Nigeria, Pakistan, Filippine, Turchia, Sud Corea e Vietnam.Unidici Paesi che negli ultimi anni hanno fatto registrate crescite economiche concrete e continue, anche se disomogenee, così come diverse è la loro collocazione geografica, e che secondo O’Neil avrebbero potuto creare un controaltare ai Paesi del G7 e ai BRICS in futuro.

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L’Asia è il continente più rappresentato nella lista: Bangladesh, Indonesia, Pakistan, Filippine, Sud Corea e Vietnam si collocano infatti nel contesto regionale asiatico. Turchia, Egitto e Iran  fanno parte del “Medio Oriente” mentre Messico e Nigeria rappresentano il primo uno Stato centroamericano e il secondo uno Stato dell’Africa. Secondo O’Neil questi erano i mercati nei quali compiere investimenti, perchè dotati del potenziale di divenire importanti economie nel ventunesimo secolo. Anche in questo caso tuttavia, la crisi economica che dal 2008 ha colpito il pianeta ha fatto sì che alcuni membri della lista ricevessero purtroppo duri colpi, mentre nel caso dell’Egitto lo scoppio delle Primavere Arabe e le loro conseguenze hanno rallentato il suo sviluppo economico. L’Iran sembra essere rientrato nel sistema internazionale dalla porta principale, grazie al recente accordo sul nucleare voluto fortemente dal Presidente Obama, mentre la Turchia è uno Stato ancora in bilico tra appartenenza all’Europa e l’attrazione delle sirene centroasiatiche. Il Messico è un Paese in forte crescita, nonostante la lotta interna alla criminalità, mentre la Nigeria è stata colpita negli ultimi anni dal fondamentalismo di Boko Haram. Per quanto riguarda gli Stati asiatici invece la situazione sembra più rosea, visto anche la continua e crescente “legittimazione” compiuta da Obama nel contesto della strategia del “Pivot to Asia” e del “Containment” cinese.

Ogni Paese dei N-11 ha sì le potenzialità per emergere come potenza regionale, in Africa, Asia, Medio Oriente e America Centrale (alcuni di essi di fatto lo sono già, come Iran, Egitto e Turchia, o come nel caso della Nigeria), ma soprattutto dispone della capacità di giocare un ruolo ancora più forte all’interno delle diverse organizzazioni regionali presenti nei rispettivi continenti. Pensiamo all’Iran. Esso può potenziare ulteriormente la SCO ( l’organizzazione di sicurezza guidata al momento da Cina e Russia in Asia, in attesa dell’India). Se invece ci riferiamo alle Filippine, all’Indonesia e al Vietnam, esse sono in grado con la loro crescita di guidare l’ASEAN, Associazione dei Paesi del Sud Est Asiatico. L”Egitto fa parte della Lega Araba, mentre come già detto la Turchia è sospesa ancora tra l’Europa e l’Asia centrale, alla ricerca della propria identità. La Nigeria può svolgere un ruolo chiave nell’Unione Africana. Che si tratti di organizzazioni che hanno come obiettivo l’intensificazioni degli scamb commerciali, di sicurezza o organizzazioni che mirano ad avere un ruolo politico, i N-11 sono attori cardine del cambiamento all’interno del sistema internazionale.

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I membri della SCO e i Paesi osservatori Credits Wikipedia

Se confrontati con le grandi potenze politiche ed economiche mondiali, o anche soltanto con i BRICS, i N-11 necessitano ancora di molto tempo prima di raggiungere uno sviluppo tale da essere concorrenti. Tuttavia la loro crescita, danneggiata negli ultimi anni da avvenimenti geopolitici, economici e internazionali, se dovesse proseguire rappresenterebbe un caso degno di grande interesse nel panorama internazionale, creando un nuovo blocco ramificato a livello regionale di Stati in cui si potrebbero riversare investimenti stranieri e le cui decisioni di tipo politico potrebbero assumere una nuova, più grande, rilevanza.

Marco Bonaglia per Vivere Liquido

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