Focus UE- Dopo le elezioni spagnole quale futuro per i partiti europei?

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Mariano Rajoy, il vincitore delle elezioni del 26 giugno in Spagna/Credits Mariano Rajoy Flickr Account

Dopo i risultati di questa notte in Spagna, sembra che l’era delle “grandi coalizioni” in Europa non sia ancora giunta al tramonto. Al contrario di quanto inizialmente predetto dai sondaggi, i quali suggerivano un sorpasso storico a sinistra da parte di Podemos ai danni del Partito Socialista, Partito Popolare e Partito Socialista sono rimasti infatti la prima e la seconda forza della Spagna. Questo significa che nonostante la forza di Unidos Podemos, che ha raccolto circa settanta seggi, e il risultato di Ciudadanos, molto inferiore rispetto alle elezioni del 2015, sembra più probabile un accordo tra centrodestra e centrosinistra per formare un Governo stabile. Il principale Stato della Penisola Iberica potrebbe essere quindi superare l’empasse con una grande coalizione, come già avvenuto nella zona Euro in Germania (dal 2013) e Italia (2013, con un rinnovamento interno dovuto all’avvento di Matteo Renzi alla guida del Governo italiano nel 2014), mentre in Austria persiste una coalizione tra il Partito Socialista austriaco e il Partito del Popolo austriaco praticamente senza interruzioni dal 2007 a oggi. Un altro grande Paese, ormai ex-europeo, come il Regno Unito, ha vissuto il caso di un governo di coalizione dal 2010 al 2015, quando Conservatori e Liberal Democratici hanno stretto un patto (anche se i LibDem sono un partito liberale di centro e non di centrosinistra), sciolto successivamente nel 2015, in seguito alla grande e inaspettata vittoria del Partito di Cameron.

Cosa può significare il voto spagnolo? I risultati del referendum britannico, che hanno sancito l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, hanno condizionato in modo determinante i votanti spagnoli. In una fase di grande incertezza, i cittadini spagnoli hanno confermato il proprio sostegno alle due formazioni storiche, preferendo un cambiamento ridotto a un cambiamento radicale: in entrambi i casi di grande coalizione PP-PSOE o di una coalizione di centrosinistra guidata del Partito Socialista non dovrebbe essere stravolto l’assetto istituzionale dello Stato, ma il nuovo Primo Ministro potrebbe concentrarsi sull’economia, offrendo stabilità alle Istituzioni Europee in cambio di concessioni. Se Unidos Podemos avesse superato il PSOE a sinistra, divenendo la forza trainante di un profondo cambiamento del sistema, con uno spiraglio aperto a un referendum per l’indipendenza della Catalogna, la Spagna probabilmente sarebbe diventata un nuovo caso europeo, portando maggiore incertezza all’interno del sistema, gà colpito duramente dopo la “brexit”.  In questo senso, in attesa comunque di un accordo tra le maggiori forze in campo, il “problema spagnolo” e il fuoco del cambiamento sembre essere stato fortemente ridimensionato.

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L’Unione Europea dopo la “Brexit” affronta uno dei momenti più difficili della propria storia/Credits Theopulos Papadopulos Flickr Account

I partiti storici degli Stati dell’Unione Europea stanno attraversando una fase di grande cambiamento. Essi sono progressivamente de-ideologizzati, e si trovano alle prese con nuovi temi di scontro e di frattura, come quelli del livello di appartenza o meno all’Unione, la sfida dell’immigrazione da Nord Africa e Medio Oriente, quello cruciale della lotta alla disuguaglianza interna ai singoli Stati e anche quello crescente della disaffezione alla politica e al voto da parte dei cittadini europei. Stanno lentamente perdendo però il consenso che hanno storicamente ottenuto con continuità in passato. Nei principali Stati membri della UE sono nati negli ultimi anni infatti nuovi movimenti che hanno eroso le certezze dei leader storici europei. Questo è avvenuto in Italia, in Spagna, in Germania, mentre in Francia voti molto pesanti sono stati destinati al Partito di Marine Le Pen, in attesa di capire il reale valore del nuovo partito lanciato poche settimane fa dal ministro dell’economia francese, “En Marche”. Podemos dopo questa notte si conferma nel panorama politico spagnolo, nonostante abbia ottenuto un risultato sotto le aspettative iniziali. Il Movimento 5 Stelle in Italia ha anch’esso rafforzato e consolidato la propria presenza, conquistato recentemente due città fondamentali come Roma e Torino. Sarà interessante osservare come si comporterà nei prossimi mesi il partito nazionalista e indipendentista britannico UKIP, guidato da Nigel Farage, ora che ha ottenuto ciò che da anni chiedeva: cavalcando il malcontendo nei confronti dell’Unione e dalla crisi economica, lo UKIP è cresciuto esponenzialmente, vincendo in particolare le elezioni europee del 2014 battendo sia i Laburisti che i Conservatori.

In questo senso il 2017 sarà un anno decisivo per i partiti politici europei. Da una parte la loro forza dipenderà dalla tenuta delle Istituzioni Europee e dalla risposta congiunta degli Stati Membri e le Istituzioni alla “brexit”. Dall’altra saranno cruciali due/tre elezioni politiche nazionali: in Francia, in Germania e credibilmente in Italia. Nel primo caso la Le Pen sembra candidarsi, se non a diventare il nuovo Presidente della Repubblica, a essere almeno la sfidante al ballotaggio, replicando quello che fece il padre alle elezioni del 2002. Nel caso della Germania sarà cruciale l’evoluzione populista di Alternative für Deutschland, e come la Merkel, con la sua esperienza politica e il suo pragmatismo e cinismo riuscirà a gestire l’ultimo anni della grande coalizione. Nel caso italiano tutto dipenderà dal risultato del referendum di ottobre sulla riforma costituzionale proposta da Matteo Renzi.

Marco Bonaglia per Vivere Liquido