Focus Brexit- I’m in, and you? Wake up EU!

Credits Vivere Liquido

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Oggi è un giorno storico per l’Unione Europea. Il Regno Unito, suo membro influente, ma anche da decenni abbastanza problematico, ha deciso tramite un referendum popolare e il voto di oltre diciassette milioni di suoi cittadini di lasciare l’Unione. E’ la prima volta che questo accade nella storia della UE. David Cameron, il Primo Ministro conservatore che ha indetto il referendum, ha affermato che si dimetterà, nell’attesa di individuare un nuovo leader che conduca i negoziati per l’uscita definitiva, che sarà conclusa nell’arco di due anni, mentre anche il leader del principale partito di opposizione, Jeremy Corbyn, rischia lo stesso destino. Le conseguenze per il Regno Unito, l’Unione Europea e tutti i suoi cittadini sono ancora da valutare. Si apre una fase di incertezza, che forse poteva essere evitata.

Non mi lancerò in analisi di tipo finanziario o economico. Parlerò da cittadino europeo, di uno Stato membro che negli ultimi anni ha vissuto una profonda crisi e che nonostante tutto, anche dopo immense sofferenze per la sua gente, è rimasto nell’Unione. Cercando di cambiare l’Unione dall’interno, senza sfuggire alle proprie responsabilità. Quello che invece non è avvenuto nel caso del Regno Unito. Il dispiacere che provo oggi è immenso, per la perdita di uno Stato Membro che appartiene, di fatto, alla storia dell’Europa, e che è stato protagonista negli ultimi secoli dell’incredibile sviluppo che ha permesso a questo continente di essere il primo nel mondo, e di diffondere all’estero le proprie idee, il proprio sistema economico, le proprie scoperte scientifiche, modificando il pianeta a propria immagine. Tuttavia, ritengo che l’Unione Europea, dilaniata da una crisi economica che persiste da quasi un decennio ormai, non possa permettersi di rimandare maggiore integrazione, e debba agire con chi ci crede davvero, anche a distanza di tanti anni, al progetto europeo.Un nucleo coeso e determinato di Stati Membri deve andare avanti, superare la “Brexit”, senza più rimandare. Come diceva lo slogan delle elezioni europee 2014: agire, avere impatto, reagire.

La strada verso maggiore integrazione, in un’Europa a “diverse velocità”, sarà da oggi percorsa senza il Regno Unito. Il nucleo centrale, composto dai Paesi che hanno adottato l’Euro e guidato da Germania, Francia, Italia e presumibilmente Polonia (che non ha ancora l’Euro ma che è sempre più influente a livello comunitario), deve quindi procedere, rafforzandosi con maggiore integrazione economica e finanziaria, per arrivare un giorno a un’integrazione politica. Gli Stati che non accetteranno questa accellerazione potranno condividere così alcune politiche, facendo parte di un cerchio esterno. Il Regno Unito potrebbe così legarsi ancora alla UE, ma con obblighi molto minori rispetto al passato.

Rispetto profondamente il voto democratico del popolo britannico, anche se non condivido la sua scelta. Accetto il risultato, ma continuo a ritenere che il mondo sia cambiato profondamente negli ultimi decenni, e che in un sistema internazionale dove pezzi da novanta come Stati Uniti e Cina giocano le partite più importanti, solo un’Unione Europea più forte e coesa possa sedersi al tavolo del potere. Se consideriamo inoltre la crescita dell’India, degli altri BRICS, degli altri “Undici Stati” che sono potenze regionali crescenti, come Indonesia, Messico, o Turchia, la soluzione per contare non è quella di stare da soli. Per questo motivo i 27 dell’Unione dovranno restare uniti, dimenticare in fretta lo shock della Brexit e lavorare alla risoluzione dei problemi comuni ancora presenti, come la gestione dell’immigrazione dal Nord Africa e dalla Siria in guerra, puntare su maggiore integrazione, combattere la crescente disuguaglianza economica, affrontare i nuovi populismi che la minacciano, ma anche scegliere velocemente obiettivi da seguire, in politica estera e della difesa. Capire come comportarsi con la Russia di Putin, o spingere maggiormente verso l’Eurasia, costruendo un ponte commerciale e strategico con la Cina e l’Asia orientale.

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L’immagine che ho scelto per questo articolo è quella della campagna delle elezioni del Parlamento Europeo del 2014. Tra le tante figure che popolano lo spot elettorale, quella di una giovane europea mi ha colpito più di tutte, il cui sguardo è deciso, coraggioso, ma anche carico di speranza. Lo sguardo di una cittadina, come quello dei tanti giovani che vivono nella UE, che sperano in una Unione più forte, rinnovata, e che permetta loro di sognare ancora. Ogni volta che guardo quella immagine, mi sento orgoglioso di essere europeo, e mi spinge ad agire, per combattere per il mio futuro. La nuova Europa dovrà essere costruita anche dal basso, dalle azioni di ognuno di noi. Per questo motivo oggi lancio un appello, a tutti i miei coetanei, i ragazzi “erasmus” e “easy jet e Ryanair”, per cui l’Unione è sempre più il luogo nel quale si identificanom oltre ai propri Stati Nazionali. Vorrei che compissimo un piccolo gesto, ma che possa smuovere e colorare l’apatia e il grigiore del nostro atteggiamento verso la UE.

Ognuno di noi oggi prenda una bandiera europea, la esponga, la sventoli, perchè è una giornata tragicamente storica. Dobbiamo essere forti e mostrare la nostra passione per la UE.

Siamo rimasti in 27, ma dobbiamo andare avanti, senza paura, con determinazione, perchè l’Unione è il nostro futuro. Dobbiamo svegliarci, soprattutto noi giovani, parlare di Europa e discuterne ogni giorno, lavorare dal basso anche per cambiarla, con entusiasmo.

Solo così non ci saranno altri referendum, nè uscite traumatiche.

Im in, and you?

‪#‎goEUrope‬ ‪#‎strongertogether‬

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Marco Bonaglia per Vivere Liquido

CC VL