Focus Brexit- Le emozioni di una lunga giornata

Credits Freestocks.org Flickr Account

Credits Freestocks.org Flickr Account

Quella del 24 giugno 2016 sarà una giornata i cui avvenimenti saranno descritti nei libri di Storia. E’ stata la giornata della “Brexit”, del risultato dei referendum popolare voluto da David Cameron, e l’avvio conseguente del processo di uscita del Regno Unito dall’Unione Europea. Per chi scrive, europeista convinto, laureato in Politiche europee e internazionali e appassionato in particolare di partiti politici europei e di elezioni, la giornata è stata sofferta. Non so se un giorno mi ricorderò della Brexit come nel caso degli attacchi dell’11 settembre, o di altri grandi eventi che hanno la capacità di essere associati a luoghi, a persone, a momenti nei quali essi avvengono. Penso che però ricorderò a lungo il primo soffio di Brexit, la sveglia dopo una notte a seguire Enrico Mentana e una sua celebre maratona politica su La Sette. Una sveglia che associo allo schermo del mio smartphone, e alla parola principale dell’articolo dell’Huffington Post che si stava caricando sotto i miei occhi: “addio”. In quel momento una fitta di dolore mi ha attraversato tutto il corpo, mista a delusione e a incertezza. Delusione perchè mi ero addormentato avendo a disposizione gli exitpoll di you.gov che davano il “remain” al 52% e il “leave” al 48%: insomma, dati non clamorosi ma che mi avrebbero fatto dormire sereno, in attesa della conferma mattutina. Invece, la parola “addio” sullo schermo è stata una doccia fredda. Il Regno Unito aveva scelto quindi di lasciare l’Unione Europea, e in una sola notte erano stati vanificati decenni di lotte politiche, profondi compromessi, tira e molla continui, e azzerate la gratitudine per miliardi di euro (o di precedenti valute) di aiuti, di sostegno allo sviluppo, di sussidi all’agricoltura e così via. Un addio nel cuore della notte aveva cancellato ogni cosa, da oggi sulle cartine il territorio dell’UK non sarebbe stato colorato di blu come quelli degli altri Membri, ma sarebbe rimasto grigio, spento, come Svizzera e Norvegia. Pazzesco.

Credits Mick Baker rooster Flicr Account

Credits Mick Baker rooster Flicr Account

I primi momenti sono stati scioccanti. In effetti una notizia del genere era ingombrante in tutta la sua grandezza, ma al contempo era troppo grande per sembrare vera. Riempiva la mia testa che però restava confusa, in attesa di ulteriori conferme o di smentite. Il momento peggiore è stato quello in cui ho sfogliato il Corriere della Sera, andato in stampa a dati non ancora definitivi, che titolava “I sondaggi: avanti il si all’Europa”. Mi sembrava di poter ancora cancellare la parola “addio” e di fidarmi del giornale, ma appena utilizzavo lo smartphone per aggiornarmi piombavo nella cruda verità. Il Regno Unito era uscito dall’Unione. Altri dati ora lo confermavano. Grazie a Youtube ho potuto seguire la diretta di Sky News sul tablet, e alle 915 ora italiana assistere al discorso di dimissioni di David Cameron. Un discorso a mio avviso onesto, con il quale il PM accettava il risultato, ma a tratti stonato per un europeo, come quando esaltava l’esercizio di democrazia compiuto dai suoi cittadini. Cameron affermava che il Paese avesse necessità di una nuova “leadership” per la transizione che avrebbe portato alla definitiva uscita dell’UK dall’Unione. Entro il Congresso di Ottobre del Partito Conservatore il Paese avrebbe avuto un nuovo Primo Ministro. In quel momento ho provato una sensazione strana. Mi sentivo attonito, e ascoltavo le parole di un uomo politico che aveva il Paese in pugno fino a pochi mesi fa, anzi poche ore prima, e che ora intendeva dimettersi, perdendo quello che per un politico è il bene più importante: il potere. Il tutto avveniva in pochi minuti, prima che Cameron e la moglie, senza una lacrima, rientrassero nella casa del PM britannico, il 10 di Downing Street. Boom, fine, ma all’inglese. In modo composto, pacato, con stile. Allora l’emozione successiva che si è fatta largo in me è stata quella della rabbia. Profonda, cristallina, a mio avviso giusta. Come potevano permettersi cittadini e politici inglesi di mandare in fumo un sogno, o anche di dare il primo colpo, la prima pugnalata vera al progetto europeo? E come si permettevano di farlo in quel modo? Perchè avevano deciso di creare incertezza, caos, dopo che per quasi dieci lunghi anni l’Europa aveva combattutto la crisi economica e sembrava aver in parte allontanato i vari pericoli che l’avevano minacciata? Perchè questo accanimento? Perchè?

Credits Tanek Nacho Flickr Account

Credits Tanek Nacho Flickr Account

Per cercare di calmarmi sono sceso per le strade, camminando svelto, dirigendomi verso il primo bar per bere un caffè e calmarmi. Li’ tutti parlavano di Brexit, chi in modo più concitato, chi in modo pessimista e chi in modo cinico e negativo. Una signora era preoccupata perchè da anni progettava di far studiare la figlia nel Regno Unito, e ora non sapeva come si sarebbero messe le cose. Un altro uomo invece sosteneva che “Brexit” avrebbe rappresentanto l’inizio dell’Europa, che si sarebbe disregata lentamente sotto le spinte populiste e xenofobe dell’estrema destra, presente in Francia, in Olanda, Austria ma anche Polonia e Ungheria. Ascoltando quelle parole allora la rabbia si è trasformata in forza positiva. Perchè piangere, perchè disperarsi se il Regno Unito, benchè membro influente e centro finanziario mondiale, decideva di abbandonare il progetto comunitario? I 28 membri erano diventati 27, e quelli che davvero contano in Europa, c’erano ancora. Quindi ho pensato fosse necessario sperare. Sperare in una mossa decisiva di Germania e Francia, aiutati magari da Italia, Spagna e Polonia, che ponesse al centro l’obiettivo di maggiore integrazione in un’Europa a più velocità. In fondo, lo UK negli ultimi anni si è rivelato essere uno dei freni a questo progetto, creando problemi e rallentamenti, non aderendo alla moneta comune, e ottenendo lo scorso febbraio altre concessioni, prima del fatidico risultato al referendum. Quindi quello che ho cercato di fare è informarmi su come potessi fare qualcosa per smuovere gli animi, per dare un mio piccolo contributo a questa giornata. Ho comprato una bandiera europea, stampato dei volantini pro-ue e li ho distribuiti per le strade, cercando di parlare con le persone di Europa, di discuterne, di affermare che un cambiamento è necessario e che uniti saremo più forti. Tutto questo ha allontanato la tristezza e la delusione del mattino.

Credits Boris Johnson Campign eam flickr account

Boris Johnson sarà  il prossimo Primo Ministro del Regno Unito?Credits Boris Johnson Campign eam flickr account

Purtroppo però stasera, ripensando a ciò che il Regno Unito significa per l’Europa, leggendo in particolare un articolo della direttrice di Huffington Post Italia, Lucia Annunziata, nel quale ricorda che gli inglesi hanno combattutto e perso la vita per la costruzione di un’Europa più sicura e in pace. Grandi uomini come Churchill, ma anche recentemente Premier come Tony Blair, hanno rappresentato dei punti di riferimento per l’Europa stessa. Pensando ora che l’Europa sarà privata della straordinaria energia del Regno Unito, delle sue eccellenze, dei suoi uomini e donne, allora ho riprovato molta tristezza. In fondo,durante gli anni di  tutti i miei studi, dalle elementari a quelli universitari, sono stato abituato a pensare a Londra come una città amica, e agli inglesi come fratelli europei. Diversi nelle loro particolarità, ma pur sempre amici e membri della stessa realtà internazionale. Ora che la Ue dovrà fare a meno del Regno Unito mi invade un profondo sconforto, e il dispiacere si unisce ancora all’incredulità. Perchè, amici inglesi, ci avete voltato le spalle?

Marco Bonaglia per Vivere Liquido

CC VL