Focus UE- Giugno mese del cambiamento: tre elementi di possibile rottura e instabilità per la UE

Giugno sarà un mese di fuoco per la politica europea e degli Stati Nazionali del continente. Tre grandi avvenimenti potranno portare grandi cambiamenti all’interno di Regno Unito, Spagna e Italia, così come a catena alla stessa Unione Europea. Ma andiamo con ordine.

Credits D Smith Flicr Account

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Brexit o non Brexit, questo è il problema: i cittadini del Regno Unito saranno chiamati alle urne il 23 giugno per esprimersi sull’uscita del proprio Paese dall’Unione Europea. Per la prima volta nella storia della UE, se vincerà il si, uno Stato membro potrà gradualmente staccarsi da Bruxelles e tornare ad avere piena sovranità nazionale e indipendenza dalle decisioni della vecchia comunità. Negli ultimi mesi ci sono state diverse prese di posizione “di peso”, come quella dell’ex Sindaco di Londra Boris Jhonson, il Ministro della Giustizia del Gabinetto di Cameron, Michael Gove, e altri politici di rilievi sul pieno nazionale. Il neo Sindaco di Londra, Sadiq Khan, si sta invece spendendo a favore del Regno Unito nell’Unione, così come il Partito Laburista guidato da Jeremy Corbyin e lo stesso Premier britannico David Cameron. Il rischio tuttavia è che dietro a una questione cruciale per il Regno Unito e per la stessa Unione si celino giochi di potere interni ai partiti. Schierandosi a favore dell’uscita dalla UE Jhonson si è di fatto schierato contro Cameron, con la prospettiva di candidarsi a suo successore alla guida dei Conservatori. Khan al contempo, molto più moderato rispetto al Leader del Labour Corbyn, in caso di vittoria dei no potrebbe diventare ancora più visibile e popolare, e in prospettiva guadagnare ulteriore terreno nella possibile competizione per la leadership del Labour e per le prossimi elezioni nazionali del maggio 2020. Sono sì date lontano nel tempo, ma partire in anticipo rispetto agli altri potrebbe garantire loro una maggiore influenza nelle lotte interne successive.

Credits lpk 90901 Flickr Account

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Elezioni in Spagna, il bis: tre giorni dopo il referendum britannico si terranno le elezioni generali di Spagna, per l’elezione di un nuovo Parlamento e per la designazione seguente di un nuovo Primo Ministro. Il “primo round” di questa partita, giocato lo scorso dicembre, ha gettato il Paese nell’ingovernabilità, facendo sì che nè il Popolare Rajoy, Premier uscente, nè il Socialista Sanchez, e nè le sorprese di Podemos (guidato da Pablo Iglesias) e Ciudadanos (il cui leader, Rivera, negli scorsi mesi si è accordato con Sanchez, ma i due partiti non hanno ottenuto poi i voti in Parlamento necessari per poter governare la Spagna) fossero giunte a un accordo per formare un Governo stabile e che avesse i numeri in Parlamento. Siamo così di fronte al “secondo round” di una partita lunga quasi un anno, in cui le nuove incognite sono la crescita nei sondaggi del Partito Popolar, e soprattutto la nuova alleanza di sinistra “Unidos Podemos”, che raccoglie i principali partiti di sinistra storici spagnoli attorno alla leadeship di Pablo Iglesias, rendendo il blocco molto più competitivo e secondo i sondaggi permettando all’allenza di superare il Partito Socialista, trasformando così “Unidos Podemos” nella seconda forza politica del Paese capace di giocarsi la vittoria contro il Partito Popolare, o, almeno, di essere il leader di una alleanza di governo di centrosinistra. Se a dicembre si era rotto il tradizionale bipartitismo che aveva governato la Spagna dalla fine della Dittatura, a giugno la nuova situazione quadripolare (un polo di centrodestra, un polo di centro liberale, un polo di centrosinistra e un polo di sinistra) vivrà il primo momento cruciale per assestarsi. Nel caso contrario, è molto probabile che, per evitare una nuova situazione di instabilità, il Re possa intervenire e favorire una soluzione di compromesso, per dare governablità al Paese.

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Skyline di Milano, città decisiva Credits Wikipedia

Secondo turno amministrative italiane: il terzo elemento di instabilità del sistema, primo in ordine cronologico, sarà rappresentato dai ballottaggi che avranno luogo il 19 giugno prossimo in tutta Italia, per decretare i Sindaci di alcune tra le più importanti città italiane. Milano, Roma, Torino, Napoli e Bologna saranno contese da esponenti del PD, del centrodestra e del Movimento 5 Stelle, strutturando così ulteriormente questa fase tripolare della politica italiana. Milano, Roma e Torino, in particolare, possono rappresentare i casi decisivi per creare instabilità a livello nazionale e indebolire la figura di Matteo Renzi, Premier fin’ora incontrastato alla guida di un Governo di coalizione. Veniamo a Milano: il sostanziale pareggio tra il candidato del centrosinistra, Beppe Sala, e quello del centrodestra, Stefano Parisi, oltre alla bassa affluenza al voto (il 45% degli aventi il diritto non si è recato alle urne), fanno sì che l’esito del ballottagio sarà estremamente incerto. Nel caso Sala dovesse essere sconfitto, Renzi perderebbe una città strategica, centrale nel rilancio economico italiano, e la vittoria di Parisi darebbe nuova linfa a un centrodestra in difficoltà negli ultimi anni, alla ricerca di una nuova identità post-berlusconiana. Nel caso di Roma e Torino, i candidati del PD sono di fronte a giovani donne del Movimento 5 Stelle, Virginia Raggi per il Campidoglio e Chiara Appendino sotto la Mole. Se la prima a Roma parte avvantaggiata (ma dovrà confermarsi in un secondo turno “vero”, in cui Giachetti punta a recuperare votanti e voti) la seconda a Torino con una possibile vittoria andrebbe a interrompere un vero e proprio dominio da parte del centrosinistra della Città delle Olimpiadi del 2006. Dal 1993 infatti, quando i Sindaci furono eletti per la prima volta direttamente dai cittadini, a Torino il centrosinistra ha sempre vinto alla elezioni comunali. Infine, a Napoli la vittoria di De Magistris al secondo turno rafforzerebbe la sua figura di leader anche di una sinistra nazionale, e di possibile candidato alle prossime elezioni nazionali italiane. Situazioni spinose, e allo stesso tempo imprevedibili, perchè in nessuna delle città citate si ha la certezza del vincitore, nonostante Raggi, Fassino, Sala e De Magistris abbiano ottenuto percentuali intorno al 40%.

Per concludere, queste tre situazioni rendono giugno il mese del mutamento politico forse più importante in Europa da molto tempo. VL seguirà per voi i prossimi sviluppi, in attesa di sorprese.

Marco Bonaglia per Vivere Liquido

CC VL