Asian Liquids- Il balance of power asiatico tra passato e presente

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Il sistema regionale asiatico, come ha affermato Henry Kissinger nel suo ultimo saggio dal titolo “World Order”, ricorda per molti versi il sistema di equilibrio di potenza bismarckiano. Lo statista tedesco, protagonista per più di un ventennio delle relazioni europee e quindi internazionali della seconda metà dell’Ottocento, mosso da motivazioni profondamente realiste, credeva che la Prussia dovesse bilanciare con cura le proprie alleanze per guidare, e non stravolgere, un sistema di potere che avrebbe garantito il dominio del Secondo Reich. In alleanza con due potenze almeno su cinque grandi attori, Bismarck si garantì la stabilità, fino a quando non venne esautorato dal Kaiser e fu costretto ad assistere al crollo del proprio sistema. Come allora, oggi la maggiore potenza asiatica – la Cina – deve stringere un’alleanza con altri attori per poter plasmare l’ordine asiatico a proprio vantaggio e per garantire la stabilità. In caso contrario, le tensioni rischierebbero di esplodere e stravolgere l’assetto regionale.

Bismarck decise di stringere dapprima la Duplice alleanza con l’Austria, che si trasformò in seguito nell’Alleanza dei tre imperatori e nella Triplice alleanza del 1882. La Repubblica Popolare Cinese non potrà quindi contare solo sulle proprie forze, e, come fece lo statista prussiano, i leader cinesi dovranno aprirsi ad alleanze, partnership e rapporti più strutturati, non solo economici quindi,  con le altre potenze asiatiche.

Credits Bronson Abbott Flickr Account

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In Asia oggi, nonostante la straordinaria crescita economica cinese (negli ultimi il PIL è cresciuto a una media del 10%), assistiamo a una divisione di potenza in trasformazione, distribuita tra più di un attore: oltre alla stessa Cina, anche India, Giappone, Russia, Paesi dell’Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico (ASEAN) e Iran condividono una fetta di potere da investire per i propri interessi. Questa condizione di balance of power potrebbe non essere sostenibile nel medio-lungo periodo e avviare un’escalation di tensioni. La disputa sino-giapponese per il controllo delle isole Senkaku-Diaoyu, o quella sui confini territoriali tra India e Cina, o ancora sulla sovranità su alcune isole nel Mar Cinese Meridionale tra alcuni Paesi ASEAN, come le Filippine, il Vietnam, il Brunei e la Malesia, e la RPC (ci si riferisce alle dispute sulla sovranità dei gruppi Spratly e Paracelso in particolare), costituiscono alcuni tra i fattori potenzialmente destabilizzanti per la macro-regione asiatica.

La svolta di Xi e l’avvicinamento a Russia, India e Giappone

Credits- Thierrt ehrmann flickr account

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Da quando Xi Jinping è Presidente della Repubblica Popolare Cinese (Marzo 2013), la “Terra di Mezzo” sta dimostrando un considerevole attivismo nelle relazioni internazionali e regionali. Il “Sogno cinese”, la dottrina avanzata da Xi, presuppone una politica estera più assertiva e a tutela degli interessi nazionali, coinvolgendo dunque la sfera della sicurezza negli approvvigionamenti energetici, quella dei propri confini, quella degli accordi economici e commerciali, nonché la ricerca di nuovi mercati di sbocco per le merci cinesi, il sostegno a un “nuovo e più bilanciato ordine internazionale” e la diffusione del cosiddetto Beijing Consensus nelle Istituzioni internazionali.

Per quanto riguarda il quadro asiatico, nonostante le tensioni con il proprio vicinato,  Xi è impegnato nella promozione di una “Nuova via della seta economicaverso i Paesi dell’Asia Centrale e di una “Cintura marittima” nell’Asia Meridionale, puntando anche al coinvolgimento strategico dell’Unione Europea. Mentre i rapporti con la Russia di Putin sono migliorati e non sono stati mai così stretti da decenni, uno spiraglio di dialogo si è aperto con il Giappone in seguito alla tiepida stretta di mano avvenuta tra Li Keqiang e Abe al vertice ASEM di Milano (16-17 Ottobre 2014) continuato con l’incontro tra Xi e lo stesso Abe a margine del vertice APEC di Pechino (10-11 Novembre 2014); sull’altro fronte, il viaggio di Xi in India dei primi giorni di settembre del 2014, nonostante non abbia soddisfatto le iniziali aspettative per quanto riguarda il valore dei contratti commerciali stipulati, ha riavvicinato i due Paesi. L’interscambio commerciale tra Cina e Russia ha raggiunto nel 2013 i 90 miliardi di dollari. Il Primo Ministro cinese, Li Keqiang, in visita a Mosca prima del vertice ASEM di Milano, ha firmato lo scorso anno quaranta accordi bilaterali e nuovi accordi sul gas, potenziati in seguito al vertice APEC di Pechino da Putin e Xi Jinping.  Per quanto riguarda i rapporti con il Giappone, il commercio bilaterale tra i due Paesi valeva lo scorso anno 345 miliardi di dollari, mentre  l’interscambio tra Pechino e New Delhi si aggirava intorno ai 66 miliardi di dollari. In tutti e tre i casi le prospettive sono crescenti e i rapporti tra i tre Paesi asiatici sembrano stringersi sempre di più. Il fattore economico diventa quindi determinante per il sistema asiatico.

La Cina nelle Organizzazioni regionali asiatiche

Credits CCTV America

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La Terra di Mezzo ha aumentato il proprio protagonismo in seno alle Organizzazioni regionali asiatiche. Attraverso una maggiore partecipazione al loro interno, i leader cinesi sperano di “rassicurare” i propri vicini riguardo alle loro buone intenzioni di sviluppo e di crescita pacifica e, allo stesso tempo, puntano a condizionare l’agenda delle stesse Organizzazioni a proprio favore, facendo pesare le proprie dimensioni geografiche ed economiche.

La Cina è membro influente dell’ASEAN +3, dell’Asian Pacific Economic Cooperation (APEC), dell’East Asian forum, dell’ASEAN Regional Forum (ARF) e della Shanghai Cooperation Organisation (SCO). In ognuna di esse il Dragone riveste una importanza crescente.

È a livello di meeting regionali che i leader cinesi sfruttano la loro forza economica e politica e, spesso attraverso incontri bilaterali, stringono accordi commerciali e pianificano investimenti in infrastrutture. Per quanto riguarda il rapporto con i membri ASEAN, la Cina si è impegnata nello scorso decennio in un processo che è culminato nella costituzione della zona di libero scambio Cina-ASEAN (2010), la FTA più vasta al mondo per quanto riguarda la sua popolazione e la terza in termini di PIL nominale.

Per quanto concerne l’APEC invece, il ruolo cinese è decisivo nello “scontro-incontro” con gli Stati Uniti nella regione asiatica. Obama non nasconde infatti che un obiettivo della sua amministrazione sia il containment cinese attraverso anche un accordo di libero scambio transpacifico che escluda la Cina, la “Trans Pacific Partnership“, firmata da 12 Stati asiatico lo scorso Febbraio. Un ulteriore elemento di attrito è rappresentato dalla recente creazione della “Asian Infrastructure Investment Bank”, la banca regionale “alternativa” alla Banca asiatica di sviluppo voluta da Beijing, alla quale hanno aderito alleati storici degli USA, come il Regno Unito, Francia e Italia, suscitando i malumori americani.

Il caso della SCO: l’ultimo meeting, punti di forza e prospettive per il futuro

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Membri della SCO: in verde gli Stati membri, un blu gli osservatori e in rosso i partenr di dialogo- Credits Wikipedia

 

Ma è la Shanghai Cooperation Organisation (SCO), il cui ultimo vertice si è tenuto il 9 e 10 Luglio2015  a Ufa, in Russia, che riveste in potenza un ruolo molto importante per gli equilibri regionali asiatici. Definita come la “NATO d’Oriente” a causa dell’impegno sui temi della sicurezza, del terrorismo, del separatismo e del fondamentalismo come principali minacce all’esistenza dei suoi membri, l’organizzazione riunisce Cina e Russia, oltre che le Repubbliche degli “Stan” dell’Asia Centrale; mentre India e Pakistan sono “acceding states” (essendo la loro adesione stata approvata nel luglio 2015), Iran, Mongolia, Bielorussia e Afghanistan sono membri osservatori.

Nata nel 1996 come “Gruppo dei cinque di Shanghai”, la SCO ha negli anni fatto proprie le caratteristiche di un’organizzazione internazionale unica nel suo genere, per la complessità, le differenze rispetto a organizzazioni dello stesso settore e i possibili sviluppi futuri, come ha sottolineato David Suter in un’analisi pubblicata sul magazine online “The Diplomat”. Dotata di personalità giuridica internazionale e di una Carta propria, la SCO dispone di diversi organismi, come la SCO RATS (Regional anti-terrorist structure), un Consiglio dei Capi di Stato e dei Capi di governo e un Segretariato. L’articolazione prevede anche uno SCO Interbank consortium, uno SCO Business Club, SCO Forum, uno SCO Youth Club e SCO Energy Club, cresciuti negli anni sotto l’ombrello dello stesso dispositivo regionale ma mai incorporati in quanto organi nella Carta dell’organizzazione.

L’obiettivo principale della SCO è garantire la sicurezza nella regione, coinvolgendo i Paesi membri in esercitazioni militari e di anti-terrorismo. I due maggiori protagonisti della SCO, spesso definita anche una organizzazione “a traino sino-russo”, potrebbero però a breve essere raggiunti da altri importanti player della regione asiatica, aumentando così il prestigio e il peso internazionale dello stesso consesso. Non di meno la Turchia, già membro della NATO, negli scorsi mesi non ha fatto mistero di essere interessata a una partecipazione all’organizzazione asiatica, sottolineando i valori comuni con gli altri membri e affermando che la SCO «è più potente dell’Unione Europea». Per quanto riguarda l’Afghanistan, al momento membro osservatore, si ipotizza un coinvolgimento militare della SCO (da attuare attraverso la partecipazione militare di Russia e Cina) in questo paese. La presenza a pieno titolo tra i membri dell’Iran sciita inoltre potrebbe rappresentare un notevole rafforzamento per l’Organizzazione. Il Presidente cinese Xi Jinping, durante la visita di Stato compiuta in Iran lo scorso gennaio, si è espresso a favore dell’entrata dell’Iran nella SCO. 

Un ingresso futuro potrebbe inoltre essere quello mongolo, che al contempo, potrebbe tuttavia ritrovarsi schiacciata da Russia e Cina e vedere un ridimensionamento della propria indipendenza in politica estera.

Grazie ai nuovi ingressi, la SCO in conclusione potrebbe ambire a giocare un ruolo importante nella regione asiatica, sia in ambito di lotta al terrorismo sia per quanto riguarda la cooperazione economica tra i suoi membri. Il progetto di “Silk Road Economic Belt” avanzato da Xi Jinping includerà i Paesi membri e quelli osservatori, favorendo lo sviluppo economico della regione, attraverso la costruzione di infrastrutture, stipulando importanti contratti energetici e favorendo scambi culturali.

La relazione con la Russia di Putin: verso una futura alleanza?

Credits en.kremlin.ru

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Se la Cina gioca un ruolo crescente nelle relazioni internazionali, questo è dovuto al prorompente sviluppo economico che il Paese ha vissuto negli ultimi trent’anni, dal Terzo Plenum del 1978 in avanti, e all’attivismo che Beijing gioca nello scacchiere asiatico, grazie a importanti accordi. Il rapporto tra Cina e Russia ne è un esempio.

L’anno di svolta è stato il 2014. Il vertice SCO del 2014 è stata la cornice di una relazione che negli ultimi mesi, complice la crisi ucraina e le sanzioni imposte dall’Unione Europea e dagli Stati Uniti, si è notevolmente intensificata, e che potrebbe trasformarsi nei prossimi anni in una vera e propria alleanza in grado di trasformare gli equilibri internazionali. Il Presidente russo, alla luce della congiuntura internazionale negativa e dei molteplici interessi che lo spingono a guardare verso l’Asia centrale e la Cina, sembra essersi allontanato in modo decisivo dalla UE e dalla NATO. La guerra in Siria e gli sviluppi recenti inoltre hanno riportato il Presidente russo al centro della scena.

Non è un caso che Putin e Xi si siano incontrati innumerevoli volte dall’insediamento del Presidente cinese. Nel Maggio 2014 è stato firmato un importante accordo energetico tra le parti, sulla base del quale sono stati avviati i lavori (1° settembre) di costruzione di un gasdotto che dalla Siberia conduca gas alla Cina: 38 miliardi di metri cubi di oro blu per un valore di 400 miliardi di dollari sono la fornitura promessa dal maxi contratto di durata trentennale firmato da China National Petroleum Corporation (CNPC) e la russa Gazprom, così come tre milioni di tonnellate di gas naturale liquefatto fanno parte dell’altro accordo stretto tra la stessa CNPC e il gruppo russo Yamal. In un accordo con Tianjin Refinery, la Rosneft si è inoltre impegnata nella costruzione di un impianto di raffinazione congiunto che potrà produrre 16 milioni di gregge lavorato all’anno. 

Tutto questo non fa che avvicinare Russia e Cina: gli accordi economici potrebbero essere l’inizio di una partnership politica che preluderebbe ad una maggiore cooperazione militare sia all’interno della SCO sia in altri ambiti e luoghi. Esercitazioni militari congiunte si sono infatti svolte nel 2014 nella provincia cinese della Mongolia interna, a cui si sono aggiunte quelle nel Mediterraneo dalla primavera 2015. Come non ricordare inoltre la partecipazione, da ospite d’onore, di Xi Jinping a Mosca per la commemorazione delle vittime della Seconda Guerra mondiale, e la partecipazione di Putin per i festeggiamenti cinesi dei 70 anni trascorsi dalla vittoria contro il Giappone? Occasioni in cui i due leader hanno avuto modo di mostrarsi vicini, come due frequentatori abituali, e in cui hanno firmato ulteriori accordi commerciali.

Conclusioni: l’attivismo cinese sarà ripagato?

Xi Jinping, definito dal Time, dall’Economist e dal New York Times come l’uomo politico cinese più potente dai tempi di Deng Xiaoping, accentrando su di sè le principali cariche della Repubblica Popolare Cinese e del Partito Comunista Cinese ha acquisito maggiore autorevolezza e un più ampio margine di manovra all’estero rispetto al proprio predecessore Hu Jintao. Le iniziative lanciate dal Presidente cinese, dal “Sogno cinese” alla “Nuova via della seta economica“, fino al recente “Sogno dell’Asia-Pacifico”, hanno proiettato il Dragone sul panorama internazionale come mai in passato. La sfida che Xi ha di fronte in Asia riguarda le relazioni bilaterali con i vicini, come quelle con Vietnam, Filippine e Taiwan per il Mar Cinese Meridionale, Giappone e Corea del Nord in Asia orientale, India e Pakistan in Asia meridionale. Se Xi guiderà il proprio Paese in modo collaborativo e non imperiale, costruendo in Asia le basi per il proprio successo, allora la Cina potrà giocare un ruolo importante nell’implementazione di un sistema internazionale multipolare e multicentrico, in cui un polo dell’America del Nord, a guida statunitense, un ipotetico polo europeo e un polo asiatico, a guida cinese, si spartiscano il potere mondiale.  

Marco Bonaglia per Vivere Liquido

CC VL