China Politics- Xi v.s. Li?

Xi, Putini e Li Credits President of Russia website

Xi, Putin e Li in secondo piano- Credits President of Russia website

Nel 2017 il Partito Comunista Cinese andrà a cambiare gli uomini chiave che al momento lo governano. Solo Xi Jinping e Li Keqiang, rispettivamente Segretario del Partito e secondo uomo più importante dopo il Segretario, a meno di clamorose sorprese non saranno sostituiti, facendo sì che gli uomini della “Sesta generazione” diventino operativi al potere. Gli altri uomini (cinque, dopo che nel 2012 i componenti del Politburo del PCC, l’organo di guida, erano stati ridotti da 9 a 7 membri) dovranno essere quindi volti nuovi (ma con una carriera interna al Partito rigorosa) che per la prima volta si troveranno a prendere le decisioni più importanti per la politica cinese. Nonostante manchi ancora più di un anno al Prossimo Congresso del Partito (l’ultimo, il diciottesimo, si svolse dall’ 8 al 15 novembre del 2012) secondo il Nikkei Asian Review Xi Jinping e Li Keqiang, e le fazioni del Partito a cui essi fanno capo, hanno già iniziato a quanto sembrerebbe la lotta di potere per spartirsi le posizioni chiave all’interno del Politburo.

Xi Jinping è stato definito, come sottolinea Filippo Fasulo dell’ISPI di Milano, il “nuovo Deng”, e grazie alla sua ascesa di leader carismatico e allo stesso tempo risoluto ha conquistato le prime pagine dei giornali e dei settimanali più importanti del mondo. Presiede lo “State Security Council” (comitato, secondo il Rapporto annuale della Fondazione Italia-Cina, di “coordinamento per la sicurezza nazionale, l’interna e internazionale”) e il “Central Reform Leading Group“, organismo incaricato di guidare il processo di riforma del Paese.  Li sembra invece essere stato messo in secondo piano, tanto da essere definito “il Primo Ministro cinese più debole degli ultimi vent’anni”. In passato infatti le figure dei Primi Ministri, negli anni novanta con Zhu Rongji e negli anni zero con Wen Jiabao, avevano guadagnato a tratti addirittura più popolarità dei Presidente della Repubblica Cinese. Fu Zhu Rongji negli anni novanta l’artefice di importanti riforme economiche nella Cina post-Deng, mentre Wen Jiabao con il proprio carisma bilanciava il grigiume di Hu Jintao. L’esempio forse più lampante di questo protagonismo fu dato nelle ore e nei giorni immediatamente successivi al disastroso terremoto che colpì il Sichuan nel 2008, quando Wen si recò sul posto e diede un immagine di politico attento ai propri cittadini.

L'ex Primo Ministro cinese Wen Jiabao

L’ex Primo Ministro cinese Wen Jiabao

Dal 2012 invece, Xi è al centro della scena, mentre Li, se non per il lancio della “Shanghai Pilot Free trade zone“, un progetto a cui Li tiene molto e per cui ha “messo la faccia”, è sempre stato messo in ombra dal Presidente. Negli ultimi anni inoltre, Xi ha potuto usufruire delle vetrine dei grandi eventi internazionali, dei frequenti viaggi all’estero in qualità di Capo di Stato. Egli ha lanciato poi grandi nuovi progetti di politica estera, come “Il Sogno cinese“, o la “Nuova via della seta terrestre” e “la Nuova via della seta marittima del ventunesimo secolo“, mentre Li ha dovuto gestire i problemi economici in patria, il rallentamento della crescita economica. Attraverso l’enunciazione del termine “New normal” Li ha deciso di rassicurare gli investitori e i partner internazionali, assicurando che nonostante gli alti e bassi borsistici del 2015 e di inizio 2016 non andranno a intaccare la crescita cinese. Si è occupato principalmente di economia, ma ha dato l’impressione che le decisioni più importanti fossero prese da Xi, e che lui dovesse soltanto, di fatto, attuarle. In questo senso forse, i due ruoli hanno subito un cambiamento, e la Repubblica Popolare Cinese, per quanto non sia democratica, si sta avvicinando a un sistema più di tipo “presidenziale”: un solo leader, al comando. Nel caso di Xi, un nuovo “paramount leader”, che guidi la generazione di cui fa parte, come Mao e Deng hanno fatto in passato.

La sala dove si riuniscono i membri del PCC per il Congresso- Credits Remko Tanis Flickr Account

La sala dove si riuniscono i membri del PCC per il Congresso- Credits Remko Tanis Flickr Account

Se analizziamo la politica interna cinese, per dirla in modo schietto, è Li che ha in mano la patata bollente, mentre Xi da una possibile crisi economica cinese potrebbe guadagnarne politicamente. Xi è infatti il leader della fazione dei cosiddetti “Principini“, ovvero i figli di importanti dirigenti del Partito Comunista cinese, che per anni hanno gestito il potere in Cina, mentre Li fa derivare alle sue fortune politiche l’appartenenza alla “Lega dei Giovani Comunisti“, l’altro grande “partito nel partito” cinese. Scaricare le colpe di eventuali problemi economici a Li vorrebbe dire indebolire la forza contrattuale dei membri della Lega per inserire propri rappresentati nel Politburo nel 2017. Al contempo Xi, che è anche molto vicino all’esercito, come sostiene Panda di “The Diplomat”, potrebbe avere la meglio scegliendo uomini a lui fidati e capaci di sostenerlo nell’implementazione delle importantissimi riforme per il cambiamento. Non bisogna dimenticare infatti che la Cina sta attraversando un mutamento epocale: da economia basata sulle esportazioni dovrebbe invece crescere nei prossimi anni e decenni soprattutto grazie ai consumi interni, attraverso un processo di transizione graduale ma fragile. Una lotta interna al Partito Comunista cinese, in momenti di assoluta drammaticità e delicatezza, non gioverebbe al Paese.

Marco Bonaglia per Vivere Liquido

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