Urban China- Apple apre a Hangzhou il più grande Apple store dell’Asia

apple_hanghzhou1

L’apertura del più grande Apple Store dell’Asia a Hangzhou, capitale della provincia del Zhejiang e sede di Alibaba, sembrerebbe confermare l’intenzione di Apple di puntare sul mercato cinese. L’azienda di Cupertino ha infatti intensificato negli ultimi mesi l’offensiva in Cina nei confronti dei propri avversari nel mercato più grande del mondo. Apple ha aperto tre Apple Store: a Zhengzhou, capitale della Provincia dell’Henan, a Hangzhou, sulle sponde del West Lake, e a Chongqing, la megalopoli della Cina Occidentale. Altre due aperture sono in programma nelle prossime settimane, che porteranno il numero totale di Apple Store a 20 nella Cina continentale. Un grande balzo in avanti rispetto alla prima apertura di Pechino, nel 2008. L’obiettivo di Apple però è ancora più ambizioso: il Ceo di Apple Tim Cook ha fissato a 40 il numero degli Apple Store che dovranno essere presenti nelle città cinesi entro due anni. I numeri di queste operazioni sono notevoli: dal 2012 il personale è aumentato del 75%, per un totale di 3700 addetti nella “Grande Cina” (la Cina continentale più Hong Kong e Macao).

L’Apple Store di Hangzhou rappresenta in particolare il simbolo della nuova strategia dell’azienda americana. Il negozio ha circa 200 persone che lavorano al proprio interno, inclusi assistenti alle vendite, esperti tecnici e consulenti. La provenienza dei dipendenti è varia: essi infatti si sono trasferiti ad Hangzhou da 22 province cinesi differenti, parlano 8 lingue e 14 dialetti cinesi. Aperto sulla riva del West Lake, il negozio è un esempio di come il marketing sia sempre più importante nelle strategie delle multinazionali in Cina: in questo caso infatti Apple ha lanciato un video online in cui uncelebre calligrafo dipingeva i caratteri di una poesia millenaria. Gli stessi caratteri che sono stati riprodotti in seguito sulla facciata dell’Apple Store, rendendolo una grande tela all’aria aperta.

Nelle ultime settimane sono inoltre circolate sui media speculazioni sul sorpasso dei ricavi dalle vendite dei nuovi modelli di iPhone nel mercato cinese rispetto a quello statunitense. Voci che sono state smentite, ma il sorpasso storico sembrerebbe solo rimandato, rendendo la Cina il mercato più grande e fruttuoso per la Mela. La domanda dei nuovi iPhone da parte dei consumatori cinesi ha comunque superato di oltre dieci punti percentuali quella degli americani nell’ultimo trimestre del 2014. Per comprendere il boom della Mela bisogna considerare che l’I-Phone è entrato nel mercato cinese solo due anni fa.

Se Apple intende essere presente con i propri hardware sul territorio, allo stesso modo si pone l’obbiettivo di esserci con il software. E in questo Cook potrebbe competere direttamente sul terreno di Alibaba. Jack Ma, fondatore dell’azienda di Hangzhou, è l’ uomo più ricco di Cina. Ma ha recentemente riscontrato difficoltà in patria a causa di un rapporto da parte del Governo cinese, che sottolineerebbe l’esistenza di truffe e inganni nel popolare sito Taobao. Alibaba, la creatura di Ma, che controlla circa l’80% di tutto l’e-commerce cinese, grazie a una piattaforma in continua espansione di servizi, come Taobao, Tmall, il servizio di cloud computing Aliyun e il motore di ricerca Tao, utilizza al suo interno anche un sistema di pagamento online che si chiama Alipay, l’equivalente del nostro sistema Paypal. Apple ha da poco lanciato il giovane sistema  Applepay, e sta cercando un accordo con Unionpay, l’unico emettitore di carte di credito della Repubblica Popolare cinese, permettendo ai possessori delle carte cinesi di fare acquisti su App Store. Si stima che il numero totale delle carte Unionpay sia di 4,5 miliardi in tutto il mondo. In precedenza le uniche carte utilizzabili per acquisti a livello di app erano VISA, MasterCard e American Express. In questo modo Apple punta a conquistare il pubblico cinese, di solito restio ad acquistare app a pagamento: la maggioranza degli utenti Apple in Cina infatti preferisce scaricare applicazioni gratuite. Ad oggi però le negoziazioni di Apple per attivare un servizio di pagamento elettronico in Cina si sono scontrate con resistenze opposte dal sistema bancario cinese e dalla burocrazia di Pechino, che ha richiesto ad Apple, tra le altre cose, la localizzazione in Cina dei server per la gestione dei dati dei clienti cinesi.

Riuscirà il gigante di Cupertino ad avvicinare lo sbarco di Applepay nella Repubblica popolare? In un’economia che il Governo sta cercando di trasformare da export-oriented a basata sui consumi interni, il ruolo di Alibaba e di Apple, concorrenti oggi, potrebbe rivelarsi importante in un eventuale, non da escludere, cambio di strategie  e accordo futuro. Un’intesa che, se realizzata, rafforzerebbe il peso dei pagamenti elettronici nel mercato cinese modificando le abitudini e le azioni di milioni di consumatori. Trasformando il rapporto di due avversari in una delle alleanza industriali e tecnologiche più importanti del ventunesimo secolo.

Marco Bonaglia

Scritto per Focus Cina- Prodotto editoriale di ISPI e Fondazione Italia Cina