Urban China- L’evoluzione delle città cinesi di seconda e terza fascia

Il cambiamento che si sta verificando nel sistema internazionale, con la crescita imperiosa (ma anche molto pragmatica e gradualmente inferiore al passato) cinese, l’attesa della creazione di un nuovo assetto mediorientale, l’incognita Africa e la crescita di tanti altri Stati di seconda o terza fascia, si sovrappone ai cambiamenti che stanno avvenendo a livello regionale. Un esempio a noi chiaro è quello della crescita dell’influenza tedesca nel contesto dell’Unione Europea, o, ancora, il ruolo crescente giocato dall’Iran dopo l’accordo sul nucleare in Medio Oriente, o dell’India e dall’ASEAN nel contesto regionale asiatico. A un livello ancora più basso, quello degli Stati Nazione, i cambiamenti sono ugualmente significativi.

Le nuove abitazioni di Chongqing- Credits Thomas Bachinger Flickr Account

Le nuove abitazioni di Chongqing- Credits Thomas Bachinger Flickr Account

Quello che sta avvenendo nella Repubblica Popolare Cinese è un caso paradigmatico. Nel Tredicesimo Piano Quinquennale presentato due mesi fa da Xi Jinping e Li Keqiang, come già anticipato in un articolo pubblicato dal South China Morning Post, le future linee guida dello sviluppo cinese saranno caratterizzate da grandi progetti, con al centro “zone economiche” o “cinture economiche”, e con le mega-città che giocheranno un ruolo chiave nell’implementazione delle politiche governative. Quattro sono i progetti principali che Xi o Li intendono consolidare nei prossimi cinque anni: la nuova area economica e amministrativa di “Jing-Jin-Ji”, la “Cintura economica della Via della Seta terrestre”, la “Via della seta marittima del ventunesimo secolo” (riassunte entrambe nell concetto di “One Belt, One Road”) e il rafforzamento della “cintura economica del fiume Yangtze” (o Chang Jiang in cinese). Oltre alle zone economiche di sviluppo e ai progetti cross-continentali, le nuove mega-città (che un recente rapporto stima siano 15 in tutta la Cina) saranno al centro della crescita cinese dei prossimi anni, anni di “Nuova normalità”, come affermato dal Primo Ministro Li Keqiang. Caratterizzati non più uno sviluppo quasi anarchico e squilibrato quindi, scevro di ingenti interventi pubblici, ma caratterizzato da tassi di crescita inferiori, intorno al 6,5% annui, e guidati dal fenomeno dell’urbanizzazione.

Il Premier cinese Li Keqiang- Credits Chatham Hous Flicrk Account

Il Premier cinese Li Keqiang- Credits Chatham Hous Flicrk Account

Secondo Pascal Mittermaier, di Lifegate, entro il 2030 un miliardo di cinesi vivrà nelle città, realizzando negli anni la più grande migrazione della storia umana. Ma l’elemento più interessante nel contesto è che lo sviluppo avverrà non solo a livello delle città più conosciute a noi occidentali, le cosiddetti città di prima fascia (Beijing, Shanghai, Tianjin, Guangzhou), ma soprattutto sarà trainato da quelle di seconda e terza fascia, che sempre più rapidamente stanno accogliendo nel proprio territorio i migranti interni dalle campagne. Secondo Riley Gardner, la lista di città della seconda fascia comprende Changsha, Dalian, Fuzhou, Guiyang, Hangzhou, Harbin, Qingdao, Nanjing e molte altre, che stanno avvicinandosi a diventare nuove mega-città, mentre quelle di terza fascia comprendono, tra le tante, Beihai, Foshan, Chanzhou, Nantong, tutte città con numero di abitanti inferiore ma in costante crescita. Le città di seconda e terza fascia sono anche quelle in cui è più conveniente agli imprenditori stranieri e italiani investire e fare affari, perché la classe media aumenta e si aprono nuove opportunità di business. Basti pensare che secondo un’analisi di China Internet Watch, la crescita del 2015 delle città di seconda e terza fascia è stata sempre superiore alla media nazionale. L’anno scorso in particolare il PIL cinese è aumentato del 6,9%, il dato più basso degli ultimi venticinque anni. Città come Nanjing, Qingdao, Foshan, hanno invece superato l’8- 9% di crescita, mentre la città che ha fatto registrate la crescita più alta, tra le prime trenta della Cina, è stata Chongqing, attestandosi all’11%.

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La One Belt, One Road

Il cambiamento quindi cinese avviene anche a livello interno, gestito dal Partito Comunista Cinese che punta a rimanere in controllo dello sviluppo del Paese grazie alla crescita stessa. Sarà interessante vedere se nei prossimi anni il Tredicesimo Piano Quinquennale sarà realizzato o se invece i numeri che Xi e Li hanno dichiarato a Marzo durante le “Due sessioni” saranno inferiori alle aspettative. 
Marco Bonaglia per Vivere Liquido