Evento ISPI- L’Iran oltre l’accordo di Losanna

Ho assistito l’altra sera a un incontro di grande interesse all’ISPI di Milano in cui si è discusso dell’accordo di Losanna tra Iran e membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell’ONU più la Germania (chiamati per questo motivo 5+1) e degli sviluppi futuri che tale accordo potrà avere sulla Regione Mediorientale e sulle Relazioni internazionali più in generale. Al termine di un lungo round negoziale, una prima intesa è stata siglata, con l’obbiettivo di utilizzare l’accordo come una cornice iniziale da allargare eventualmente ad altri temi.

I presenti alla tavola rotonda,  Riccardo Redaelli, Professore di Geopolitica dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, Lorenzo Cremonesi, inviato in Medio Oriente del Corriere della Sera, Andrea Carati, membro dell’ISPI e docente all’Università Statale di Milano e Massimiliano Trentin, docente all’Università di Bologna, moderati da Luca Rigoni, caporedattore esteri di Tgcom24 di Mediaset, hanno cercato di affrontare l’argomento delle possibili conseguenze dell’intesa. In particolare sono stati analizzati diversi “quadri”: la situazione iraniana, quella del Medio Oriente ristretto e allargato nell’ottica dello scontro tra sunniti e sciiti, quella del ruolo nella Regione degli Stati Uniti e infine gli effetti dell’accordo per il sistema delle relazioni internazionali nel loro insieme.

Pubblicherò i contenuti della Tavola Rotonda all’ISPI in due post. Il primo conterrà gli interventi di Redaelli e Cremonesi, mentre il secondo sarà dedicato alle parole di Trentin e Carati, mentre un post finale affronterà le conclusioni dell’incontro.

Credits- United States Mission Geneva Flickr Account

Credits- United States Mission Geneva Flickr Account L’incontro avvenuto il 20 novembre del 2013 a Ginevra

Riccardo Redaelli, esperto iranista e docente di Geopolitica, ha affermato che un buon accordo, se tale, per essere firmato deve avere una lunga gestazione, quasi, ha scherzato, come il tempo che ci impiega un elefantessa per concepire un elefantino. Redaelli ha posto l’accento sulla natura politica dell’accordo, sul fatto che rappresenti una legittimazione dell’Iran al rientro nel sistema internazionale e, soprattutto, a livello regionale. Lo stallo degli ultimi decenni è stato supportato da una certa parte interna al regime, che con la crisi del nucleare si è arricchita. Fazione che finora ha “scherzato” sull’accordo, come ha sostenuto il professore della Cattolica, dicendo che il Governo ha venduto uno stallone purosangue per avere in cambio un ronzino con una spina nello zoccolo. Redaelli si è detto preoccupato per la reazione della Guida suprema dell’Iran, lo Ayatollah Ali Khamenei. Quando lo stesso si pronunciò nel 2009 infatti, anno in cui l’Iran poteva firmare un accordo vantaggioso e lui si oppose, le conseguenze furono pessime per l’Iran e la Comunità internazionale. Per Redaelli il vero problema attuale è rappresentato dai movimenti islamisti, e non dall’Iran. L’accordo di Losanna rappresenta un passo avanti importante: l’Occidente e l’Iran ne hanno bisogno.

Lorenzo Cremonesi, inviato del Corriere della Sera in Medio Oriente, dove ha seguito molti degli ultimi conflitti che hanno afflitto quelle terre, si è invece espresso con una prospettiva diversa. Molto più critico con l’Iran rispetto a Redaelli, Cremonesi si è soffermato su un elemento per lui fondamentale: il fatto che l’Iran non sia una democrazia, ma un regime. Per affrontare questo tema il giornalista ha parlato di un episodio che gli capitò nel 2013, anno in cui venne mandato in Iran per seguire le elezioni politiche nazionali, vinte dall’attuale Presidente della Repubblica Islamica Rouhani, artefice assieme al braccio destro e Ministro degli Esteri  Zarif della cornice di Losanna. Cremonesi ha parlato di forte censura e impedimenti messi in atto dall’Iran verso i giornalisti non graditi: lui stesso fu arrestato nel 2013 quando volle semplicemente svolgere il proprio mestiere, non obbedendo alle istruzioni impartitegli dai rappresentanti del governo per la copertura delle elezioni come inviato. Cremonesi, con altri inviati di testate estere, fu condotto a seggi scelti dal Governo iraniani in pullman. Seguendo il detto che “un giornalista in pullman è un cattivo giornalista”, l’inviato decise di allontanarsi e di fare trekking sui monti vicini alla Capitale dell’Iran. Accompagnato da una guida, volle seguire il suo accompagnatore in un “vero seggio”, notando che era praticamente vuoto, sbugiardando in quel modo la vera versione delle elezioni. Fu arrestato e interrogato per cinque lunghe ore. Abbastanza per avere dell’Iran un’idea chiara.

Marco Bonaglia per Vivere Liquido

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