Focus Asia-Il Vertice APEC di Beijing e il ruolo della Cina nella regione asiatica

APEC 2013- FLickr account no changes made

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Dopo tredici anni il vertice APEC tornerà in Cina, precisamente nella sua capitale, Beijing, il 10 e 11 di novembre prossimi. La Cina giocherà un ruolo da protagonista indiscusso e crescente della scena internazionale. Quello cinese sarà il ventiseiesimo meeting dalla fondazione nel 1989, da quando l’organismo è stato lanciato su spinta australiana. Da allora, quando presero parte al primo incontro a Canberra  dodici paesi, il numero dei partecipanti è salito a 21. Oltre a Cina e Stati Uniti, nella capitale cinese sfileranno personalità delle due sponde del Pacifico, tra i quali russi, canadesi, peruviani, membri dell’ASEAN e messicani.

Oltre al vertice principale tra capi di Stato, la formula APEC comprende anche un “APEC CEO summit”, l’”APEC Buisness advisory council” e l’”APEC Voices of the future”, con l’obiettivo di coinvolgere le aziende e la società civile. Il vertice è stato caratterizzato da una curiosa tradizione: negli anni passati i leader presenti erano fotografati negli abiti tradizionali del paese ospitante. Obama nel 2011 tuttavia,  durante il vertice delle Hawaii, decise di rompere la consuetudine e di scegliere abiti tradizionali occidentali per l’occasione.

Dal 1989 ne è passata di acqua sotto i ponti: la Cina si è aperta al mondo e il mondo ha imparato a conoscerla, ad apprezzarne i pregi ma anche i tanti difetti di un paese in via di sviluppo prorompente ma anche autoritario. Proponendosi come un “attore responsabile” del sistema internazionale, cercando quindi di mostrarsi come partner affidabile e rispettoso del diritto della comunità internazionale, la Cina si muove con pragmatismo e con un programma ben preciso, volto a stringere accordi per garantirsi l’utilizzo di importante risorse energetiche, fondamentali per il proprio sviluppo, ad aprire nuovi mercati espandendosi attraverso la “Nuova via economica della seta”, sia marittima che terrestre, e a siglare partnership di sicurezza grazie alla Shanghai Cooperation Organisation. I cinesi hanno inoltre firmato accordi di natura commerciale e infrastrutturale con paesi africani e  paesi dell’America Latina, gettando le basi per un futuro “Beijing consensus”, in alternativa al Washington consensus. La Cina propone il proprio modello economico diverso da quello proposto dalle istituzioni internazionali come il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Mondiale, e il Tesoro americano, fondato su un alto livello di crescita economica e il rispetto della stabilità politica interna, anche a costo di mettere in secondo piano i diritti dei cittadini e il rispetto dell’ambiente.

Il continente asiatico è il territorio più imporante per il progetto economico e politico della Cina. Il Presidente Xi e il primo ministro Li sanno bene che per  poter espandersi nel mondo, il primo palcoscenico è quello da condividere con i vicini, anch’essi potenze emergenti sia dal punto di vista politico che economico. Russia, Giappone, India, membri ASEAN fanno parte di un sistema di sicurezza regionale asiatico caratterizzato non solo dalla costante ricerca di equilibri e di alleanza, ma anche da tensioni e frizioni potenzialmente esplosive. Il tutto accade con un’ex superpotenza alla finestra: gli Stati Uniti, usciti indeboliti dalla crisi economica ma con l’intenzione di continuare ad esercitare il ruolo di leader. Se l’anno scorso il presidente americano Barack Obama dovette rinunciare a partecipare al vertice APEC in Indonesia, con grande felicità di Xi Jinping, che gli rubò la scena, quest’anno il presidente americano ci sarà e incontrerà proprio il padrone di casa.

A Beijing il 10 e l’11 Novembre la Cina tenterà di presentarsi come “vicino credibile” e possibile leader asiatico? Quali saranno gli equilibri in gioco?

Nel sistema regionale asiatico, oltre alla Cina il primo attore da considerare è la Russia. Il presidente russo Vladimir Putin  negli ultimi mesi si è dimostrato più incisivo verso l’Europa, impegnandosi senza sconti in Ucraina e non cedendo alle sanzioni occidentali. In  un ennesimo incontro con Xi, il 21 maggio 2014 ha firmato a Shanghai un accordo sul gas con i cinesi e la costruzione di un gasdotto nella Russia orientale, oltre che numerosi accordi commerciali. Dal punto di vista finanziario infine, nella riunione dei BRICS in Brasile dello scorso luglio, Cina e Russia, con India, Sud Africa e la padrona di casa, la presidente Dilma Roussef, hanno posto le basi per un sistema globale, creando la “Nuova banca di sviluppo”, con sede a Shanghai.

Il secondo attore è il Giappone, tradizionalmente vicino agli Stati Uniti. Grazie a un Abe decisamente più in forma rispetto alla sua prima esperienza da primo ministro, i giapponesi sono di nuovo in partita. Abe infatti a livello di politica interna sta cercando di rilanciare l’economia, attraverso le “tre frecce” della Abenomics, supportando da una larga maggioranza nel parlamento giapponese, nel tentativo di far tornare il proprio paese competitivo sulla scena mondiale e in Asia.  L’incontro con il primo ministro indiano Narendra Modi, nei primi giorni del settembre 2014, caratterizzata da calorosi abbracci e sorrisi, ha fatto pensare all’instaurazione di un asse giapponese-indiano contro la Cina, ma la visita di Xi in India del 19 settembre e gli accordi commerciali stipulati hanno allontanato questa ipotesi. Spostandosi verso una politica estera più assertiva e nazionalista, il premier giapponese ha ribadito la sovranità del paese sulle isole Senkaku-Diaoyu, la cui contesa sino-giapponese rimane uno dei massimi elementi di tensione dell’intera regione.

Il terzo protagonista infine è l’India del neo-primo ministro, il carismatico Nerendra Modi, che ha spazzato via il Partito fondato da Gandhi alle ultime elezioni e dispone di una solida maggioranza nel parlamento indiano. Nonostante non sia un membro dell’APEC, l’India ricopre un ruolo di primo piano in Asia, grazie alle sue dimensioni, la popolazione numerosa, la crescita robusta degli ultimi anni e alle eccellenze nazionali, soprattutto in ambito informatico, così come al fatto che è una potenza nucleare. Modi pragmaticamente in Giappone, in patria con Xi e durante il viaggio negli Stati Uniti ha voluto affascinare per poter attrarre investimenti che facciano crescere il paese. L’”ufficio del mondo”, così come è stata definita l’India dal suo primo ministro, ha ancora prospettive di crescita alte. C’è poi il fattore americano: nonostante le relazioni indo-americane si siano raffreddate durante gli ultimi anni di Obama, non bisogna sottovalutarle in un’ottica di contenimento dell’influenza cinese nella regione.

Il prossimo vertice APEC quindi vedrà questi attori contendersi la scena, e sarà interessante capire quanto Obama possa impegnarsi nella regione. Xi Jinping è chiamato a rispondere a numerose sfide: sicuramente dovrà presentare il proprio paese in modo conciliatorio e non aggressivo, per portare dalla sua parte alcuni vicini reticenti, come alcuni membri dell’ASEAN,  così come dovrà recitare il ruolo di partner economico affidabile e di riformatore in patria. In parte Xi l’ha già fatto, mostrandosi deciso nel punire la corruzione dei membri del PCC e imponendo misure di austerity alla classe dirigente cinese. Ma forse tutto questo non è abbastanza, e Xi, definito dall’Economist il leader cinese più potente degli ultimi vent’anni, dovrà dare un segnale, magari con un’accelerazione: chissà che durante il meeting la Cina chieda la partecipazione al progetto di Area di libero scambio del Pacifico.

Scritto per “Altitude”

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