Eurasian Connections- ASEM10: I risultati del vertice di Milano

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credits- Palazzo Chigi, Flickr

Il vertice ASEM10 di Milano si è concluso positivamente: il capoluogo lombardo è stato per due giorni il centro della scena europea e asiatica: 53 capi di Stato e di Governo e due Organizzazioni internazionali hanno partecipato al decimo Asia-Europe Meeting, che si è tenuto quest’anno nella «città curiosa e capitale mondiale del design e della moda», come è stata definita dal primo ministro italiano Renzi durante la cerimonia di chiusura. I risultati finali sono stati molti e apprezzabili. A una settimana dalla conclusione del meeting, andiamo ad analizzarli a mente fredda.

MILANO SOTTO I RIFLETTORI – I risultati del meeting sono stati interessanti, sia per quanto riguarda il piano politico e diplomatico, che per quello economico. Per la città di Milano ASEM10 ha rappresentato un buon test in vista dell’Expo del prossimo anno. Nonostante alcuni disagi (chiusura della fermataDuomo della metropolitana e della Piazza durante la cena di Palazzo Reale offerta ai leader dal presidente Napolitano), il meeting non ha condizionato troppo le vite dei milanesi, che per due giorni hanno letto e vissuto di “cronaca internazionale” come non succedeva da anni a questa parte. In fin dei conti, essere al centro di un meeting internazionale permette di ottenere un ritorno positivo di immagine e magari qualcosa che si sblocchi per quanto riguarda gli investimenti esteri, considerata la crisi economica che si è fatta sentire anche a Milano.

DOCUMENTI E TEMI – Il discorso ufficiale pronunciato da Van Rompuy al termine dei lavori del meeting e la dichiarazione pubblicata sul sito dell’ASEM hanno posto l’accento sulle sfide che Europa e Asia avranno di fronte nei prossimi anni: lo sviluppo dei rapporti commerciali, tramite la crescita della connettività tra le parti anche attraverso la comunicazione digitale, la lotta al terrorismo e all’estremismo, così come quella al cambiamento climatico. Secondo il Presidente del Consiglio europeo «l’Europa ha bisogno della crescita asiatica per far ripartire la propria economia, e l’Asia necessita dei mercati, degli investimenti e della tecnologia europei». Van Rompuy ha sottolineato come ilsettore privato ricopra un ruolo importante per lo sviluppo economico sostenibile delle regioni e come sia di particolare rilievo l’azione delle piccole e medie imprese. Infine è interessante notare il rimando al peso crescente che il G20, che si riunirà il prossimo novembre in Australia, rivestirà nella crescita economica globale, così come la riforma delle quote in seno al Fondo monetario internazionale e della sua governance.  Per quanto concerne le minacce globali, nei documenti ufficiali è stato posto risalto sulla lotta alla diffusione dell’ebola, sull’avanzata dell’ISIS, sui programmi nucleari iraniano e nordcoreano. L’intero ASEM10 guarda con favore al lancio nel 2015 della ASEAN Community, sulle orme del Mercato comune europeo.

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Credits- Palazzo Chigi, Flickr

SUCCESSI E RIAVVICINAMENTI – Il meeting tuttavia, al di là dei documenti ufficiali, ha visto diversi episodi che hanno assunto particolare rilievi per i rispettivi media regionali. A livello europeo, l’incontro tra Putin e il presidente ucraino Poroshenko ha monopolizzato la scena. I due hanno avuto un primo faccia a faccia nella Prefettura di Milano la mattina del 17 ottobre, accompagnati nelle discussioni da Renzi, Barroso, Van Rompuy, Merkel, Cameron e Hollande, per poi incontrarsi nuovamente il pomeriggio, questa volta soltanto in compagnia di Merkel e Hollande. Per tutta la giornata i rumors sull’esito dei colloqui sono stati discontinui e discordanti, influenzati dalle parole di Angela Merkel riguardo alle «divergenze esistenti tra le parti».

Alla fine un accordo è stato raggiunto. Poroshenko ha dichiarato che si baserà di fatto su tre punti chiave: il rispetto del memorandum di Minsk, lo svolgimento di libere elezioni nella regione di Donetsk sulla base della legge ucraina e i progressi sui parametri del contratto del gas tra Ucraina e Russia. Nelle prossime settimane si vedrà se lo slogan lanciato da Van Rompuy al termine del primo meeting, «Implementation, implementation, implementation», avrà successo, o se Putin correggerà il tiro, esercitando un ruolo chiave dopo le elezioni parlamentari ucraine del 26 ottobre e nella fornitura di gas di questo inverno.
Importanti segnali sono stati lanciati anche sul fronte asiatico: la tiepida stretta di mano tra il primo ministro cinese Li Keqiang e il premier giapponese Shinzo Abe, che potrebbe portare a un primo avvicinamento tra Cina e Giappone dopo mesi di tensioni crescenti, e il colloquio tra Li e il premier vietnamita riguardo ai problemi esistenti nel Mar Cinese meridionale hanno guadagnato spazio significativo sui media asiatici. Nel primo caso potremo essere di fronte all’inizio della fine della “guerra fredda” tra Cina e Giappone, in corso ormai da quando Xi Jinping e Abe hanno conquistato il potere verso la fine del 2012. Se durante il meeting di Pechino dell’APEC, che si terrà i prossimi 10 e 11 novembre, ci dovesse essere un colloquio tra Xi e Abe, allora potremmo parlare di progressi interessanti tra le parti. Nel secondo caso invece, che riguarda un altro versante problematico delle relazioni regionali asiatiche, Li Keqiang e Nguyen Tan Dung hanno usato toni distensivi, parlando di promozione di meccanismi negoziali per la risoluzione delle questioni marittime tra i due Paesi, nel rispetto del diritto internazionale e ricercando la stabilità nella regione.
Un terzo elemento da sottolineare è quello comunicato dal presidente Barroso durante la conferenza stampa finale dell’ASEM10: un accordo di libero scambio è stato siglato tra Unione europea e Singapore, il primo della regione dell’ASEAN e, si spera, il primo di una lunga serie che renda più interconnesse l’economia della UE e quella dei Paesi del Sudest asiatico.

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Credits- Palazzo Chigi, Flickr

CONCLUSIONE – ASEM10 sembra aver posto le basi per diversi riavvicinamenti diplomatici e una maggiore integrazione economica tra Europa e Asia. I dati economici dell’interscambio tra i due attori mondiali sono impressionanti, quasi raddoppiati rispetto al valore registrato dieci anni fa. Come ha ricordato il presidente Barroso, la crescita delle relazioni sino-europee è «spettacolare», e tutto è molto cambiato rispetto a quando lo stesso Barroso presiedeva il suo primo vertice ASEM, esattamente dieci anni or sono. I delegati riuniti a Milano rappresentavano il 60% della popolazione globale e metà della ricchezza prodotta nel mondo. Una realtà che ormai costituisce uno degli assi portanti dell’economia del pianeta. Anche se l’Asia è caratterizzata da differenze importanti e da una serie di attori profondamente diseguali per storia e cultura, come la Repubblica popolare cinese, la Russia, il Giappone e i Paesi dell’ASEAN, in futuro un blocco sino-europeo potrebbe spostare gli equilibri geopolitici mondiali, e l’integrazione economica lanciare un chiaro segnale agli Stati Uniti, impegnati nel “containment della Terra di Mezzo”: Mister Obama, ci siamo anche noi, e per prendere delle decisioni in ambito internazionale, non puoi non tenerci in conto.

Scritto per Il Caffè Geopolitico

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Credits- Palazzo Chigi, Flickr