Eurasian Connections- Europa vs. Cina, dai pannelli solari all’Agenda 2020

Le relazioni tra Cina e Unione Europea hanno vissuto un 2013 di luci e ombre. Se da una parte si è svolto un positivo Summit a Pechino che ha visto l’adozione dell’Agenda strategica 2020, dall’altra il caso dei pannelli solari cinesi ha creato momenti di tensione. Entrambi gli attori globali sembrano averli superati e si preparano al 2014. 
Europa vs. Cina, dai pannelli solari all’Agenda 2020

IL PARERE DELL’AMBASCIATORE WU – Cina ed UE interdipendenti. Come sostiene l’ambasciatore cinese presso l’Unione Europea Wu Hailong, Cina e UE sono l’un per l’altro importanti. Per la “Terra di mezzo” gli europei rappresentano un partner cruciale per lo sviluppo delle “Quattro nuove modernizzazioni” (nei settori industria, informatica, urbanizzazione e agricoltura), e per i due “obiettivi del secolo”, ovvero il raddoppio del volume dell’economia cinese entro il 2020 e la crescita del Paese affinché diventi «una nazione socialista moderna, prospera, forte, democratica, armoniosa e culturalmente avanzata entro il 2049». Per l’Unione Europea, in questo periodo di crisi economica, il mercato cinese e la sua domanda crescente di beni rappresentano un grande aiuto per inseguire la ripresa.
UN ELEMENTO DI COESIONE E SVILUPPO – L’Agenda strategica 2020. La partnership sino-europea si è fortificata lo scorso 21 novembre grazie al sedicesimo Summit UE-Cina a Beijing, al quale hanno partecipato il presidente del Consiglio Europeo Herman Van Rompuy, il presidente della Commissione Europea Manuel Barroso e il premier cinese Li Keqiang, mentre il presidente della Repubblica Popolare Xi Jinping ha incontrato i leader europei la sera precedente il meeting.
Il Summit ha segnato il decimo anniversario della EU-China Comprehensive Strategic Partnership, inaugurata nel 2003, e l’adozione da parte dei partecipanti dell’Agenda strategica per la cooperazione UE-Cina 2020, i cui obiettivi saranno perseguiti tramite i tre pilastri a supporto del Summit, ovvero il Dialogo strategico, il Dialogo commerciale ed economico e il Dialogo people to people.
UN FATTORE DI ATTRITO – La disputa sui pannelli solari cinesi. Se l’esito del Summit non può che far ben sperare per il futuro delle relazioni, negli ultimi mesi la partnership tra i due attori globali ha attraversato delle turbolenze, legate in particolare alla disputa sulla questione dei pannelli solari. Il problema è stato affrontato e risolto in agosto, grazie a una soluzione “amichevole” tra Cina e Unione Europea. Il Consiglio Europeo ha in seguito confermato la decisione della Commissione Europea lo scorso 2 dicembre. Possiamo dividere la vicenda in tre fasi principali sviluppatesi nell’arco di circa un anno.
LA PRIMA FASE – Indagini anti-dumping e anti-sussidi aperte dalla Commissione Europea nei confronti dei produttori cinesi. Verso la fine del 2012, rispettivamente nel settembre e nel novembre dello scorso anno, sono state aperte due inchieste parallele da parte della Commissione Europea, in seguito alla denuncia di EU Pro-sun (un’associazione che riunisce un grande gruppo di compagnie europee operanti nel settore dell’energia solare), riguardo a possibili casi di dumping e sovvenzioni illegali nella vendita di pannelli solari cinesi nel nostro continente. Le indagini hanno portato la Commissione ad accertare vendite a prezzi notevolmente inferiori rispetto al mercato, con la presenza di sovvenzioni

Il Summit EU-Cina si tiene con cadenza annuale.

illegali che danneggiavano i produttori europei. In termini economici, si è trattato della più grande indagine giudiziaria mai condotta dalle istituzioni dell’Unione Europea in un settore di importazione. Si valuta che il volume totale di esportazioni di pannelli solari cinesi in Europa nel 2012 abbia raggiunto la cifra di 21 miliardi di euro, e che le aziende cinesi abbiano ormai conquistato l’80% del mercato globale.
LA SECONDA FASE – Dazi temporanei e visita di De Gucht a Pechino. Il 4 giugno del 2013 si è giunti a una prima decisione da parte della Commissione Europea, con l’imposizione di dazi provvisori dell’11,8% come misura anti-dumping, in attesa di una risposta di Beijing. L’iniziativa ha provocato una dura reazione cinese: il 5 giugno infatti Pechino ha deciso di aprire un’indagine anti-dumping nei confronti dei produttori dei vini europei. Tuttavia il 21 giugno la visita nella capitale cinese del Commissario europeo per il commercio De Gucht ha rasserenato gli animi, ha portato a uno sviluppo positivo della disputa e a una soluzione concordata del problema. De Gucht ha parlato di «nuovo equilibrio di mercato» e di «prezzi sostenibili», mentre la controparte cinese ha espresso soddisfazione per l’atteggiamento «flessibile e pragmatico» adottato sia da Cina che Unione Europea per una risoluzione amichevole della disputa.
LA CONSEGUENZA DELLA VISITA DI DE GUCHT – La cooperazione con le aziende cinesi. Il 2 agosto successivo la Commissione ha stipulato un accordo con le aziende che esportano il 75% del totale dei pannelli solari, fissando un prezzo minimo e un tetto massimo alle esportazioni. Le aziende cinesi che hanno stipulato l’accordo quindi non pagheranno nessun dazio anti-dumping o anti-sussidio.
LA TERZA FASE – Il via libera del Consiglio Europeo e le reazioni. Lo scorso 2 dicembre, quindi, il Consiglio Europeo ha appoggiato la proposta della Commissione e le misure sono diventate definitive. Nei confronti delle aziende cinesi che non rispettano i limiti dell’accordo di agosto saranno imposte sanzioni anti-dumping e anti-sussidio per la durata di due anni. Per quale motivo due anni invece di un periodo più lungo? La stessa Unione Europea, nel documento ufficiale rilasciato il 2 dicembre, ha voluto sottolineare che due anni sono sufficienti ai produttori europei per aumentare la propria produzione o per farla ripartire, recuperando dai danni subiti.
Non sono mancate le reazioni: il Presidente di Eu Pro-sun, Milan Nitzschke, si è espresso positivamente riguardo ai nuovi dazi, mentre critica i prezzi minimi concordati, considerandoli troppo bassi. Eu Pro-sun ha fatto appello alla Corte Europea, per un annullamento dell’accordo sul prezzo minimo e la cancellazione delle esenzioni per le aziende cinesi. Solo quando i dazi saranno validi per tutte le importazioni cinesi, sostiene Nitzschke, il mercato europeo sarà davvero libero.
UNA DIVERSA INTERPRETAZIONE DELLA VICENDA – La debolezza europea. Non sono mancate le interpretazioni che hanno criticato l’Unione Europea, tra le quali quella del giornalista americano del “Wall Street Journal” Matthew Dalton, che ha descritto gli Stati membri della UE come incapaci di opporsi alla forza economica cinese. Dalton afferma che si sia creato un rapporto a tre (tra Bruxelles, Berlino e Pechino) che ha di fatto indebolito l’Unione Europea come entità unica. Il giornalista inoltre sostiene che la Germania, la più forte economia europea e quella con più interessi in un buon rapporto con la Cina, avrebbe con la sua decisione di astenersi nel voto della Commissione Europea sull’imposizione di dazi anti-dumping fatto pressione affinché l’Unione Europea mitigasse le proprie posizioni iniziali, incarnate dal Commissario per il Commercio De Gucht, il quale fin dall’inizio aveva sostenuto la necessità di misure più dure nei confronti delle aziende cinesi.
CONCLUSIONI – Una partnership necessaria. Dopo mesi di tensioni sembra che la situazione sia tornata alla normalità. Una soluzione di compromesso è stata trovata, e i rapporti tra Cina e Unione Europea paiono aver resistito all’urto iniziale. Rimangono sul tavolo il ricorso di Eu Pro-sun e il contenzioso sui vini europei, da affrontare il prossimo anno.
Allo stesso tempo questo problema ha evidenziato come ormai la Cina sia fondamentale per le economie europee. Contraddirla o prendere decisioni unilaterali è sempre più difficile e controproducente.
 Dal sito del Caffè Geopolitico

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